Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl 7 agosto 2026, a La Mecca, è stato siglato un patto che cambia il Medio Oriente: un accordo di difesa congiunta tra una potenza nucleare, il Pakistan, un’aspirante tale, l’Arabia Saudita, e il paese col più numeroso esercito dell’Alleanza atlantica dopo gli Usa, la Turchia. Nell’intesa si legge: «Ogni attacco armato contro uno dei tre Stati sarà considerato contro tutti».
Dunque, il nuovo asse sembra una piccola Nato sunnita; a differenza di questa però, non prevede un comando congiunto o forze militari integrate. Poggia, invece, su cooperazione politica, interscambio tra industrie della difesa e coordinamento strategico dei contraenti. Tutto ciò ha delle ricadute. La prima è nel mondo islamico. Gli attacchi iraniani (sciiti) ai paesi del Golfo, in risposta alla guerra di Trump a Teheran, hanno spinto le frange sunnite a coalizzarsi. Queste, dopo la caduta di Saddam Hussein in Iraq e le primavere arabe, avevano dato corpo a un ventennio di contrapposizione tra l’internazionale dei Fratelli Musulmani (Qatar e Turchia) e il wahabismo (sauditi ed emiratini). Una guerra a bassa intensità, combattuta in più teatri, che ha assunto i contorni del terrore. In Siria, ad esempio, dove lo scontro tra Isis e qaedisti di al - Nusra ha fatto da corredo al più ampio conflitto contro il regime filoiraniano alawita di Bashar al-Assad. Caduto quest’ultimo, il vento è cambiato. L’Iran ha perso lo sbocco sul Mediterraneo, la marina russa la sua unica base per u-bot e fregate. L’“ottomanesimo” di Erdogan ha guadagnato spazi e libertà d’azione contro i curdi; poi, si è saldato al pragmatismo economico di bin Salman e all’anelito politico di Abu Dhabi. Il progetto è di far arrivare le merci dall’Indopacifico all’Europa su rotaia, via Siria. Il processo è favorito da Damasco: la sconfitta del Daesh e l’ascesa al potere di al-Sharaa (un qaedista che ha scambiato il mitra con la cravatta) hanno innescato un domino. Persino la postura di Doha è cambiata: non potendo dettare più l’agenda, in quanto sponsor dei gruppi islamisti radicali, il Qatar si è accucciato a mediatore. E non basta. Oggi, due forze opposte stanno paradossalmente favorendo l’aggregazione della triplice sunnita. Per un verso, Iran e proxy continuano ad aggredire i tre paesi: Riad è nel mirino dei razzi Houthi, nel canale di Bab el-Mandeb, e subisce i droni delle milizie sciite irachene, nel Golfo persico; Ankara è sotto attacco delle bande lealiste a Teheran, nel nord della Siria; il Pakistan è in guerra coi beluci.







