Fusioni e acquisizioni tra imprese (M&A) aumentano la scala dimensionale aziendale per competere sui mercati e generano economie di scala, ma possono ridurre la propensione delle banche a concedere credito alle pmi. In altri termini, quando le imprese non finanziarie si aggregano tra loro il credito bancario rallenta.

Gli istituti riducono o frenano i prestiti perché ricalcolano il rischio dell'azienda unita. Cambiano i bilanci, i debiti si sommano e servono nuove garanzie e la banca, prudentemente, aspetta di vedere se la nuova struttura aziendale è solida prima di erogare nuova finanza (e i benefici sulla redditività del nuovo organismo richiedano spesso tempi medi o lunghi per concretizzarsi).

È quanto emerge da un documento di ricerca della Banca d’Italia pubblicato a luglio 2026 sui riflessi finanziari che i processi di M&A determinano sulla performance delle imprese coinvolte. In più, dal report si evince che la restrizione del credito risulta spesso più accentuata per le pmi localizzate in aree periferiche o del Mezzogiorno, dove i canali di finanziamento alternativi al sistema bancario (come i mercati dei capitali) sono meno sviluppati.

Peraltro, spiega la ricerca, anche le aggregazioni tra banche possono provocare restrizioni nella concessione del credito e/o una rimodulazione dei prestiti inizialmente concessi alle imprese clienti; specie quando gli istituti coinvolti sono di dimensioni medio-piccole.