Giovedì Mazloum Abdi, il comandante delle milizie curde delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e leader dei curdi siriani, ha dichiarato conclusa l’integrazione delle strutture civili e militari dei curdi siriani in quelle dello stato.

L’annuncio segna di fatto la fine di un processo di integrazione cominciato l’anno scorso e frutto di un accordo tra le forze curde e il governo centrale siriano. È anche una notevole vittoria per il presidente della Siria, Ahmed al Sharaa.

I curdi sono circa il 10 per cento della popolazione della Siria: durante la guerra civile, tra il 2011 e il 2024, riuscirono a creare un’ampia zona di totale autonomia nel nord-est del paese, difesa militarmente. Dopo la caduta del dittatore Bashar al Assad nel dicembre del 2024, il nuovo presidente al Sharaa ha formato un governo di transizione, e si è dato tra i suoi obiettivi il recupero del controllo sull’intero territorio della Siria.

I negoziati tra il governo e i curdi avevano portato a un primo accordo nel marzo del 2025, che però non era mai stato messo in pratica a causa di sospetti reciproci tra le parti. A gennaio erano cominciati combattimenti violenti tra l’esercito siriano e le SDF (che sono il più importante gruppo armato dei curdi siriani), che dopo settimane si erano conclusi con una sconfitta per i curdi: l’esercito siriano era riuscito a riconquistare ampie aree, indebolendo molto le SDF.