A fine settembre, se non arriveranno nuovi finanziamenti, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) fornirà per l’ultima volta assistenza alimentare ai 240mila rifugiati più vulnerabili in Sud Sudan: sono gli ultimi, tra le circa 650mila persone rifugiate presenti nel paese, a ricevere ancora qualche forma di sostegno dall’agenzia. Pochi giorni fa il WFP e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) hanno diffuso un comunicato congiunto in cui lamentano di come i fondi si stiano esaurendo perché i paesi che solitamente finanziano le loro operazioni hanno versato meno di quanto servirebbe.

Tomson Phiri, portavoce del WFP in Sud Sudan, dice che potranno esserci conseguenze anche per le persone non rifugiate. Se non arriveranno nuovi fondi, da ottobre 180mila sfollati interni (cioè persone fuggite dalle proprie case ma rimaste dentro i confini del Sud Sudan) perderanno l’assistenza alimentare; a novembre altre 600mila persone che vivono in aree classificate come a rischio carestia potrebbero restare senza sostegno. Circa 800 centri nutrizionali potrebbero chiudere: sono i posti dove i bambini sotto i cinque anni e le donne incinte o che allattano vengono visitati e curati in caso di malnutrizione acuta. La chiusura interesserebbe più di 220mila di loro.