La ricostruzione del Wall Street Journal racconta un capitolo poco noto della Silicon Valley: negli anni Ottanta l’intelligence americana divenne uno dei clienti più importanti di NeXT, la società fondata da Steve Jobs dopo l’uscita da Apple. Quei contratti contribuirono a dare ossigeno all’azienda e alla tecnologia che, un decennio dopo, sarebbe tornata a Cupertino insieme al suo fondatore
Una parte poco nota della storia di Apple passa per Langley, per i satelliti spia americani e per camion anonimi che, alla fine degli anni Ottanta, trasportavano computer NeXT destinati a installazioni riservate. La Cia non ha “creato” l’iPhone, ovviamente, ma in un momento difficile per Steve Jobs, l’intelligence statunitense fu tra i clienti della sua nuova azienda e contribuì, in modo indiretto ma concreto, a mantenerla in vita abbastanza a lungo da far sì che quella tecnologia rientrasse poi, anni dopo, nel cuore di Apple.
A ricostruire la vicenda è il Wall Street Journal, con un articolo tratto dal libro Valley of Death: How Big Tech Is Fueling the Future of War, volume in uscita e dedicato ai rapporti tra Silicon Valley, Pentagono e apparato di sicurezza nazionale americano.
La storia comincia nel 1986. Jobs aveva lasciato Apple l’anno precedente e aveva fondato NeXT con l’ambizione di costruire workstation molto più avanzate dei personal computer allora disponibili, destinate in particolare al mondo universitario e della ricerca. Un progetto tecnicamente ambizioso, ma costoso e tutt’altro che semplice da trasformare in un’attività redditizia.









