“Ero una bambina difficile, vivace e insieme molto chiusa. Ne facevo di tutti i colori”. Laura Morante compie 70 anni e, in un’intervista a La Repubblica, ricorda la sua infanzia. Le decisioni spericolate e il percorso di crescita e maturazione prima di diventare un’attrice con oltre quattro decenni di carriera alle spalle. “Una volta in albergo a Follonica misi qualcosa nella vasca dei pesci e iniziai a spostarmi da un balcone all’altro, scavalcando le ringhiere ed entrando nelle stanze di sconosciuti. Poi accadde il contrario di ciò che succede di solito: diventai un’adolescente questa, quasi troppo buona”, ha raccontato.
Vispa, esuberante, ma anche timida. “Quando suonavano alla porta salivo al piano di sopra e osservavo attraverso lo spazio vuoto tra uno scalino e l’altro, senza farmi vedere”. Quello sguardo, “forse”, ha spiegato, l’ha trasportato nel cinema. Intanto, però, a 17 anni era andata via di casa e “a malapena se ne sono accorti. Iniziando a recitare, più che attirare gli sguardi, mi nascondevo dietro i personaggi”.
L’arte, la letteratura, la cultura sono state sempre questioni di famiglia. La zia, Elsa, è stata una delle scrittrice e saggiste più importanti del secondo dopoguerra: “Mi faceva paura, fumava una sigaretta dopo l’altra e palava a voce altissima in modo perentorio – ha ricordato l’attrice -. Da bambina ero la sua prediletta, forse perché avevo un’aria selvatica”.






