CAMPONOGARA. È un rito che si ripete in questo fazzoletto di terra che, tre anni dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, si ritrova nuovamente sulle prime pagine dei giornali. Sconosciuti che si riversano in strada per dire basta. Ieri sera, di fronte al municipio di Camponogara, in provincia di Venezia, erano circa 400. Poche parole; pochi discorsi, che poi sono sempre gli stessi. Soltanto il rumore delle scarpe sbattute sulla pedana di lamiera al centro della piazza e alcune chiavi agitate al cielo: il rumore che è l’antitesi dell’accettazione, della rassegnazione. Tania Terrin aveva 39 anni. Della “malattia” della sua relazione con Dino Keber, 43 anni, aveva colto i segnali: la possessività di lui, la gelosia, fino alla violenza. Il 20 aprile scorso aveva persino avuto la lucidità di contattare una sua ex: «Siccome vorrei capire con chi ho a che fare, ti chiedo se Dino è mai stato violento con te e fino a che punto. Te lo chiedo perché sabato mi ha quasi uccisa e sta cercando di dare la colpa a me per le sue azioni». Tania si era presentata dai carabinieri più volte, aveva trovato il coraggio di denunciare. Non è bastato a salvarla: Dino Keber l’ha uccisa domenica scorsa, poi si è tolto la vita. L’autopsia sul corpo della donna sarà svolta oggi, il sostituto procuratore Stefano Strino ha chiesto di avere i risultati già entro 30 giorni: la metà, rispetto ai 60 di rito. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni anche ieri ha ribadito l’intenzione di inviare gli ispettori nella sede della procura di Venezia, «per capire cosa non abbia funzionato». Pesano le quattro denunce presentate da altrettante donne prima di Tania, ma poi tutte ritirate, nei confronti di Keber. Tutte con la stessa accusa: violenza. La prima arriva da una donna che all’epoca aveva soltanto 16 anni. «La sua prima vittima», si definisce adesso, «mentre oggi non so se la mia coscienza è pulita o sporca. Perché, se non avessi ritirato quella denuncia, magari lei sarebbe ancora viva. E se non l’avessi fatto chissà se io sarei ancora qui». Accadeva 24 anni fa. Dopo di lei ci sarebbero state altre quattro donne e altrettante denunce. Intanto, la politica prova a muoversi. «Abbiamo deciso di estendere il progetto “Senza violenza” coinvolgendo i bambini fin dalle scuole per l’infanzia, e poi le associazioni sportive e culturali», spiegava ieri Linda Damiano, assessora alle Pari opportunità a Venezia. E sempre ieri si è esposta la Chiesa, con un mea culpa. «Anche noi uomini di Chiesa siamo chiamati a un serio esame di coscienza, poiché per secoli una certa predicazione ha raccomandato alle donne la sopportazione, ha chiamato pazienza ciò che era soggezione e ha consigliato di salvare il matrimonio perfino a prezzo dell'incolumità personale. Quella pagina resta chiusa per sempre. La vita di una donna vale infinitamente più della conservazione di una convivenza violenta», ha scritto in una lettera pastorale il vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio, monsignor Francesco Savino, dopo il femminicidio di Ornella Forastefano, a Trebisacce (Cosenza). L’ennesimo, in questo agosto che non si può dimenticare. Ieri, il suo messaggio, la mamma di Tania ha deciso di lasciarlo ai social: «Se non sai come funziona un legame traumatico, non puoi giudicare una donna che non denuncia» le parole di Mariella Forner ai tanti pronti a puntare il dito. Mentre il giorno prima, rivolgendosi alle donne intrappolate nella rete della violenza, diceva: «Scappate, mollate tutto: casa, lavoro, affetti. Perché soltanto così riuscirete a salvarvi». Le parole di una mamma a cui è stata uccisa la sua unica figlia
Oggi l’autopsia su Tania. L’assassino segnalato già da 4 donne, ma le denunce erano state ritirate
Ieri il corteo nel paese dove la 39enne è stata uccisa dall’ex: “Facciamo rumore per tutte le vittime”












