di
Chiara Evangelista
Il 21 agosto 2025, dopo 31 anni di occupazione, il centro sociale di via Watteau veniva sfrattato. Seguì un'ampia mobilitazione. Il centro ha partecipato al bando per un immobile in via Dionigi ma è stato escluso
Lo stesso copione per anni: l’ufficiale giudiziario si presenta in via Watteau, entra da un ingresso secondario e notifica il rinvio dello sfratto. La sceneggiatura prosegue così, senza colpi di scena, fino a un anno fa esatto. Il sindaco Beppe Sala riceve una telefonata inaspettata alle sette del mattino in pieno agosto. Dall’altro capo del filo c’è il prefetto Claudio Sgaraglia. Lo informa che a breve avrebbero iniziato le operazione di sgombero del Leoncavallo, dopo 31 anni di occupazione. Da allora le anime del centro sociale vagano senza una casa. Un anno da quell’ordine di esecuzione che ha messo la parola fine — almeno per ora — alla storia del Leoncavallo in via Watteau. E al momento le strade per il ritorno sembrano ancora impervie. Una cordata di imprenditori ha offerto 5 milioni ai proprietari dell’immobile, i Cabassi, per acquistarlo e permettere al centro sociale di ritornare in quella che è stata per anni la sua storica sede, ma davanti all’offerta gli attivisti spiegano di aver raccolto solo il silenzio da parte dei Cabassi. Un’ipotesi era anche quella di un ritorno in via Watteau sotto forma di centro culturale, ma al momento, anche su questo fronte, tutto tace.






