Al World Robot Conference di Pechino oltre 300 aziende mostrano più di 2.000 umanoidi. Il ceo di Unitree, l'azienda del boom in Borsa, frena: «Per un "momento ChatGpt" servono modelli di AI che ancora non ci sono». Metta (IIT): «La difficoltà è passare da prototipi eccezionali a robot affidabili, sicuri, autonomi e producibili a costi sostenibili»

Saltano, ballano, corrono come un centometrista, spostano pacchi e imitano le espressioni degli esseri umani: l'esplosione in Borsa a Shanghai di Unitree ha acceso, forse in maniera definitiva, i riflettori del mondo sul nascente mercato dei robot umanoidi. E sulla spinta che la Cina sta imprimendo al settore. Un'accelerazione che impressiona, come impressionano i tanti video virali di robot cinesi che, cogliendo lo spirito del tempo, le aziende del Dragone riescono a far circolare su social e siti web. Ma è lo stesso Wang Xingxing, fondatore e Ceo di Unitree, a gettare acqua sul fuoco dell'hype. L’industria, sostiene, sta marciando verso un «momento ChatGpt», in cui l'intelligenza artificiale incarnata in corpo robotico ci farà davvero cadere la mascella: quando, ad esempio, un robot potrà essere portato in un ambiente che non conosce, ipotizziamo un appartamento mai visto prima, e riuscirà a svolgere circa l’80% dei compiti richiesti attraverso semplici istruzioni vocali o testuali. Ma non siamo ancora lì, neppure lontanamente. Nello scenario più ottimistico, secondo Wang, potrebbero servire due o tre anni. In quello più prudente, almeno cinque. Forse dieci. Tempistiche su cui Giorgio Metta, direttore scientifico dell'IIT (Istituto italiano di tecnologia) dice: «La sfida è ancora aperta, ma non credo ci vorrà molto perché la robotica diventi davvero di massa.