HomeBolognaCronacaCultura, l’altra faccia del Welfare: "Serve a risparmiare sulla Sanità"Cenci (Confcooperative): "Dal cinema nelle scuole alla musicoterapia, ecco cosa facciamo"Otello Cenci, presidente di Confcooperative Cultura Turismo Sport Emilia-RomagnaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"La cultura? Non una voce di spesa, ma un investimento sulla riduzione dei costi per sanità e sociale". È il mantra che Otello Cenci, presidente di Confcooperative Cultura Turismo Sport Emilia Romagna – rete che in regione conta 149 realtà e 1869 occupati – e vicepresidente nazionale nel medesimo ambito, va ripetendo ormai da anni, sostenendo il verbo di quello che ormai ha il nome di "welfare culturale", e che è da tempo entrato nei bilanci delle imprese e delle amministrazioni pubbliche. "L’anno prossimo, a marzo, a Bologna, dovremmo riuscire a dare vita a un festival nazionale", prosegue Cenci, fondatore e direttore di Made Officina Creativa.

Ma cos’è, di preciso, il welfare culturale? "Significa guardare alla cultura come elemento di welfare, dunque principalmente quale investimento sul fronte del benessere, del sociale e della sanità. Avendo come risultati l’abbassamento dei costi sanitari legati all’uso di alcol e tabacco. Diventa tutto più immediato se elenchiamo i progetti di welfare culturale passati o presenti, quali la ripartizione dell’utile delle farmacie messa in campo a Reggio Emilia, o ancora la realizzazione di un film su padre Marella, girato a Bologna con il coinvolgimento di trenta ragazzi, in una città avvolta in un’atmosfera surreale per via dell’emergenza Covid. Per arrivare a ‘Sciroppo di teatro’, progetto attivo ormai da vari anni. La Regione Emilia-Romagna ha avviato un percorso per una nuova legge quadro sulla cultura".