FRIULI VENEZIA GIULIA - Oltre 700 volontari alternati sul campo, una flotta che nei momenti più difficili ha raggiunto contemporaneamente gli otto mezzi aerei, decine di missioni e diverse centinaia di lanci d'acqua per evitare bilanci ben peggiori dei 600 ettari andati bruciati. Dietro le immagini dell'incendio del monte Amariana c'è la dimensione di una macchina operativa rimasta in movimento per quasi due settimane, mentre contemporaneamente uomini e velivoli dovevano essere distribuiti anche sugli altri roghi aperti.

I numeri Il primo numero ufficiale lo ha fornito martedì l'assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi durante il sopralluogo al campo base di Amaro. A loro in prima linea gli uomini e le donne del Corpo forestale regionale, i vigili del fuoco, le forze dell'ordine e le altre componenti del sistema di emergenza. Ancora martedì, quando l'incendio era ormai entrato nella fase di contenimento e bonifica, sull'Amariana operavano i forestali delle stazioni di Paluzza e Tolmezzo e volontari provenienti dai gruppi comunali di Cividale, Ragogna, Artegna, Montenars, Majano, Gemona, Bordano, Amaro e Osoppo, oltre all'Asd Life Academy. A dare la misura dell'emergenza è soprattutto la componente aerea. La stima porta a circa 40 giornate-velivolo complessive sull'emergenza Amariana tra il 7 e il 18 agosto. Oltre 50 missioni con più di 500 sganci d'acqua. Nei momenti di massimo sforzo sono stati mobilitati insieme fino a otto mezzi aerei tra i mezzi regionali di Elifriulia, il Canadair della flotta nazionale, l'elicottero dell'Aviazione dell'Esercito e i velivoli antincendio messi a disposizione dalla Slovenia. Ai numeri operativi si aggiunge ora il conto meno visibile dell'emergenza, quello delle conseguenze sulle persone. Riccardi ha annunciato che la Regione, in collaborazione con Asufc, attiverà da giovedì 20 agosto un servizio di supporto psicologico per chi ha vissuto più direttamente questi giorni. Alla Casa della Comunità di Tolmezzo sarà disponibile un ambulatorio con psicologi specificamente formati, al quale si potrà accedere attraverso il medico di medicina generale o di vallata. Un intervento già sperimentato dopo l'emergenza grandine di Mortegliano e che punta a intercettare anche l'impatto emotivo provocato da evacuazioni, fumo, paura e dalla lunga presenza delle fiamme a ridosso delle abitazioni.Le difficoltà Dentro una mobilitazione così ampia rimane però un paradosso tutto carnico: diversi volontari avrebbero voluto partecipare ma i rispettivi gruppi comunali risultano ancora fermi. È la conseguenza del caso Preone e dei timori legati alle responsabilità penali di sindaci e coordinatori dopo la condanna in primo grado a un anno, per omicidio colposo, del sindaco Andrea Martinis e del coordinatore Renato Valent per la morte del volontario Giuseppe De Pauli, travolto da una pianta durante un'attività su una pista forestale. «Essere fermi è veramente limitante, soprattutto quando vedi una squadra di un altro Comune intervenire nel tuo», ha raccontato una volontaria. Un blocco che durante l'emergenza Amariana non ha comunque determinato una carenza di personale: la Protezione civile è riuscita a garantire ogni giorno le squadre richieste dai direttori delle operazioni, facendo arrivare volontari da altri Comuni. Il presidente della Comunità di montagna della Carnia Ermes De Crignis ha annunciato un nuovo confronto con gli esperti legali. Nel frattempo il disegno di legge che interviene anche sul tema della responsabilità nelle attività di Protezione civile, approvato dal Senato il 4 agosto, deve ancora completare il proprio percorso alla Camera.