AMARO (UDINE) - Sull’Amariana il fuoco ha disegnato una grande cicatrice, ha bruciato pendii e vegetazione, ha trasformato il colore della montagna. Ma verso la cima lo sguardo si ferma su una presenza che sembra appartenere a un altro paesaggio: la Madonna dell’Amariana è ancora al suo posto, senza apparenti conseguenze, circondata dalle rocce annerite. La fotografia che in queste ore sta girando sui social racconta meglio di molte parole quello che è successo sulla montagna: il fuoco è passato a poca distanza, annerendo il paesaggio, ma non ha raggiunto la “Madre della Carnia”. E quella figura che da quasi settant’anni domina la valle assume inevitabilmente un significato che va oltre la cronaca. Per chi ha fede può essere un segno, un’immagine di protezione, ma soprattutto di forza. Per tutti gli altri resta un simbolo: in una montagna ferita qualcosa è rimasto intatto, come il coraggio e la tenacia delle popolazioni di questo territorio, che nel tempo hanno sempre saputo rinascere anche dalle tragedie più grandi.
LE STORIE Non è la prima volta che in Friuli un’immagine sacra riesce a sopravvivere alla distruzione. La memoria del terremoto del 1976 conserva molte storie affascinanti e preziose. A Pers di Lusevera, per esempio, il sisma cancellò tutto, ma non la statua della Madonna della Guardia. Per la comunità quella Madonna divenne testimonianza concreta di ciò che era sopravvissuto alla tragedia. Una storia simile riguarda San Martino di Pinzano: la scultura lignea rinascimentale raffigurante il santo rimase coinvolta nel crollo della chiesa, il sisma la colpì e la mutilò, ma non riuscì a distruggerla. A San Martino al Tagliamento è invece sopravvissuta un’antica edicola lignea con Santa Lucia. Frammenti della storia millenaria di una terra che è rinata aggrappandosi anche a questi simboli, che rappresentano la continuità della vita e delle comunità. IL RESTAURO Ed è proprio questo che rende oggi così particolare la Madonna dell’Amariana. Era tornata sulla vetta da poco tempo, dopo essere stata sottoposta a un intervento necessario per affrontare nemici come il gelo, la neve, il vento e i fulmini. La statua era stata infatti portata a valle lo scorso dicembre, dopo che il Cai di Tolmezzo aveva deciso di intervenire sulla struttura che la sosteneva, ormai deteriorata. A gennaio la Madonna era stata accolta nel Duomo di Tolmezzo e nei mesi successivi era rimasta a valle, prima di essere accompagnata nuovamente verso la montagna, dove ha fatto ritorno il 27 giugno.Quella che doveva essere la conclusione felice di un lungo percorso è diventata, a distanza di poche settimane, l’inizio di un’altra storia: l’incendio ha costretto per giorni uomini e mezzi a un lavoro incessante. Ora che il pericolo più grande è scampato, rimane una montagna da osservare, bonificare e curare. Rimangono le superfici annerite, la vegetazione perduta e il bilancio dei danni. Ma rimane anche quell’immagine, quella Madonnina. Non a caso è stata scelta dal presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, per accompagnare un messaggio rivolto alla Carnia: tornare a viverla, frequentarla, sceglierla e rispettarla. Alberghi, ristoranti e attività sono aperti – sottolinea il Governatore - e il territorio continua a proporre iniziative, appuntamenti culturali e occasioni per tornare nelle sue comunità. La Madonnina, così, diventa quasi un punto d’incontro tra la memoria e il futuro: la prova è stata dura, il paesaggio porta i segni della devastazione, ma c'è chi da lassù guarda e protegge la Carnia, ed è ancora al suo posto.







