Per i progressisti ci sono omicidi giusti e omicidi sbagliati meritevoli della morte
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Il mito è caduto, no, è ancor più elogiato. Luigi Mangione, un ragazzo di origini italiane ventiseienne, che lo scorso 4 dicembre 2024 a New York fu accusato di essere il responsabile dell'omicidio di Brian Thompson - la testa di una (se non la più grande) delle compagnie assicurative dell'intero Stato americano, la UnitedHealthcare -, ha sconvolto la cronaca e la politica internazionale. Mangione si era dichiarato innocente fin da subito, cogliendo anche al balzo la grandissima folla di sinistra anticapitalista che lo aveva reso un idolo e lo difendeva con ogni motivazione e modo. Tutto perché, secondo la vulgata, aveva ucciso una persona che rappresentava il male assoluto: «l'uomo che si è fatto i soldi col capitalismo e con la salute altrui».
L’esecuzione a freddo, avvenuta all'esterno dell'hotel Hilton a Manhattan prima di una conferenza degli investitori, era stata trasformata da molti in un gesto simbolico. Sì, Thompson avrà pure negato l'assicurazione sanitaria a molti con qualche tranello burocratico ed fu citato in giudizio per questo, ma sostenere e manifestare gioia per un omicidio compiuto prendendo le difese di Mangione è solamente inconcepibile ed errato. La sinistra extraparlamentare italiana non si è fatta attendere: con video sui social, commenti infuocati ed anche pagine e canali dedicati creanti in nome di Luigi Mangione, la sua figura è stata strumentalizzata per la divulgazione del pensiero marxista. Perfino dopo il suo arresto casuale, avvenuto pochi giorni dopo in un McDonald's di Altoona, in Pennsylvania, dove fu trovato con un'arma, un silenziatore e un manifesto critico verso i profitti delle aziende sanitarie, la narrazione non si è fermata.







