Con la seconda metà di Ferragosto, anche quest’anno è partita la Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, in collaborazione con la Fondazione Glaciologica Italiana e CIPRA Italia. Abbiamo iniziato dalla Francia, dalla Grande Motte, nel cuore del Parco nazionale della Vanoise.
È un posto in cui la crisi climatica non ha bisogno di essere spiegata. Basta guardare. Alla Grande Motte basta confrontare il ghiacciaio che conoscevamo con quello che abbiamo davanti. Negli anni Novanta qui si sciava d’estate per settimane e settimane; oggi il ghiaccio si è ritirato e assottigliato, lasciando emergere rocce e detriti, e d’estate non si scia più. Tutto questo è accaduto in meno di una vita, come abbiamo raccontato nel nostro video di tappa. Quella che per anni è stata una previsione scientifica qui è diventata un’esperienza concreta, visibile, quasi fisica.
La Carovana dei ghiacciai 2026 al via dalla Grande Motte, in Francia (foto: Legambiente)
I dati danno una misura a ciò che gli occhi vedono. Secondo i dati dell’INRAE-Groupe de Glaciologie, il ghiacciaio della Grande Motte dal 1982 ad oggi si è ridotto del 70% di volume e del 30% di area. Un processo che sta accelerando. Le temperature aumentano, lo zero termico raggiunge quote sempre più elevate, la stagione del gelo si accorcia, la neve che dovrebbe alimentare il ghiacciaio diminuisce e la fusione accelera. Non è soltanto una questione di quantità di ghiaccio che scompare: cambia l’intero sistema della montagna.









