Il dollaro statunitense resta a ridosso del minimo degli ultimi tre mesi a 1,1711 nei confronti dell’euro, dopo che il Dipartimento del Tesoro è intervenuto per placare le vendite sul mercato obbligazionario che hanno spinto i rendimenti a lungo termine ai livelli più alti dal 2007 (al 5,33% il 30 anni), rafforzando la propensione al rischio e indebolendo la valuta americana, complice anche l’impennata del debito pubblico Usa a 40 mila miliardi e l’aumento dei prezzi del petrolio (future sul Brent +2,9% a 94,30 dollari al barile il 20 agosto) a causa della mancanza di progressi nella risoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Dollaro sotto pressione, non sullo yen La sterlina sale a 1,3640 dollari, il livello più alto degli ultimi tre mesi, mentre il franco svizzero si indebolisce leggermente a 0,7968 per dollaro statunitense, dopo essere salito di quasi il 2% nella seduta precedente.
Il dollaro resta in rialzo anche sullo yen (+0,26% a 158,569).
La valuta giapponese è sotto i riflettori da quando, alla fine di luglio, un raro intervento coordinato delle autorità statunitensi e giapponesi ha cercato di arrestarne il calo dopo che si era indebolito fino a toccare il minimo degli ultimi 40 anni, vicino a 164 per dollaro.






