Nel 2025 il servizio sanitario nazionale ha invitato 17,7 milioni di persone a fare gratuitamente esami di prevenzione per individuare in anticipo un eventuale tumore, ma in ospedale o negli ambulatori se ne sono presentate soltanto 7,5 milioni, poco più di quattro persone su dieci. Negli ultimi anni l’adesione a questi esami è aumentata, un risultato che tutti gli esperti definiscono incoraggiante, ma dietro al dato nazionale ci sono differenze notevoli tra aree geografiche e regioni: soprattutto al sud c’è ancora molto da fare per raggiungere una copertura soddisfacente e una prevenzione davvero efficace.

Questo tipo di esami vengono chiamati comunemente screening oncologici e sono gestiti dalle regioni. Funzionano a inviti, mandati per lettera dai servizi sanitari regionali alle persone che per età e sesso rientrano nelle fasce della popolazione in cui è stato dimostrato che gli esami su larga scala riducono la mortalità.

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Gli esami garantiti in tutta Italia sono tre e tutti rientrano nei livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni che il servizio sanitario nazionale deve assicurare gratuitamente a chiunque: le donne tra 50 e 69 anni vengono invitate a fare una mammografia per individuare eventuali tumori al seno, quelle tra 25 e 64 anni il test per il papilloma virus o il pap test per il tumore alla cervice dell’utero, mentre uomini e donne tra 50 e 69 anni dovrebbero fare il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, che serve per la prevenzione del tumore del colon-retto.