Nel 2023 conteneva circa 150mila metri cubi d’acqua, oggi ridotti a 50mila attraverso interventi mirati ad abbassarne il livello e contenere il rischio di uno svuotamento improvviso verso la stazione di Tignes. Il Lac de Rosolin, nato alla base del ghiacciaio della Grande Motte e alimentato dalla sua fusione, mostra cosa significa governare un territorio alpino che cambia rapidamente insieme al clima.

Il caso è stato osservato durante la prima tappa in Francia della settima edizione della Carovana dei ghiacciai, la campagna internazionale di Legambiente realizzata con Cipra Italia e la collaborazione scientifica della Fondazione glaciologica italiana.

Dal 2000 i ghiacciai francesi hanno perso circa il 35% del proprio volume e la sofferenza riguarda ormai anche quelli situati oltre i 3mila metri. Come la Grande Motte, nel comprensorio di Tignes e nel cuore del Parco nazionale della Vanoise che a causa dlela crisi climatica alimentata dai combustibili fossili ha perso la copertura nevosa necessaria ad alimentarlo. Secondo i dati dell’Inrae-Groupe de Glaciologie, dal 1982 il suo volume si è ridotto del 70% e la superficie del 30%; il ghiacciaio appare annerito in alcuni tratti e attraversato da diversi crepacci, mentre l’acqua di fusione continua ad alimentare il Lac de Rosolin.