È arrivata intorno alle 10 di questa mattina nel porto di Bari la Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency che lunedì scorso ha recuperato 48 naufraghi e 7 cadaveri in un intervento nelle acque internazionali della zona Sar libica. Con il soccorso erano state portate in salvo 50 persone, di cui 2 in condizioni critiche che lo staff sanitario a bordo ha rianimato e stabilizzato e per le quali è stata poi effettuata un'evacuazione medica con il trasferimento a Lampedusa.
"Molti dei naufraghi presentano sintomi da stress post traumatico - spiegano da Emergency – diversi hanno ustioni chimiche dovute alla miscela di carburante e acqua di mare a cui sono stati esposti sul barchino soccorso. Alcuni sono parenti delle vittime e tutti sono da considerarsi persone vulnerabili in quanto naufraghi e visti i lunghi viaggi e le esperienze difficili che hanno dovuto affrontare". Tra i migranti ci sono anche 29 minori non accompagnati.
Già dopo il soccorso, l'ong aveva chiesto alle autorità italiane competenti un Pos (place of safety) vicino al luogo dell'intervento.
"Non ha alcun senso ed è inumano costringere i naufraghi a tre giorni ulteriori di navigazione - aveva spiegato Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di Emergency – Uno stress, inflitto senza motivo, prima che possano giungere a terra e trovare la rete di supporto di cui hanno bisogno e presentare domanda di protezione internazionale". I naufraghi hanno riferito di essere partiti all'alba del 16 agosto da Zuwara. Sono originari della Somalia e dell'Egitto.










