Lunghe code agli imbarchi in portoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciNel weekend di Ferragosto dal porto di Ancona sono transitate più di 18.500 persone, quindici traghetti, una nave da crociera, famiglie e trolley, vacanzieri diretti in Grecia, in Croazia, in Albania. Martedì sera, dalle stesse banchine, è passato un viaggiatore che non aveva mai fatto parte, ancora, di nessuna statistica ufficiale: un ragazzo iracheno di 17 anni, trovato dentro un tir al momento dello sbarco.
Era senza documenti e non parlava né italiano né inglese: solo la sua lingua. Era soprattutto stremato, provato da un viaggio lungo, debilitato dal caldo di queste settimane e, con ogni probabilità, senza acqua né cibo da molte ore, forse da giorni. Appena la sua presenza è stata notata sono scattati i soccorsi: ad accorgersi di lui sono stati gli agenti della Polmare, che hanno chiamato un mediatore linguistico per riuscire a comunicare con il minorenne; i soccorritori della Croce Gialla lo hanno poi portato al pronto soccorso di Torrette. Dopo le cure, il diciassettenne è stato affidato a una comunità assistenziale per minori della provincia di Pesaro e Urbino.
Sulle rotte adriatiche dei vacanzieri viaggia da anni, in senso contrario, un flusso che i tabelloni non registrano: quello di chi si nasconde nei rimorchi o sotto i telai dei camion imbarcati nei porti greci di Patrasso e Igoumenitsa, ultimo tratto di un percorso che comincia molto lontano, lungo la via balcanica. Il porto di Ancona ne è da tempo uno dei terminali, e i ritrovamenti si ripetono ogni anno con un identikit ricorrente: giovani e giovanissimi, spesso minorenni non accompagnati, in fuga da Paesi come Afghanistan, Pakistan, Iraq. Qualcuno viene scoperto durante i controlli a bordo, prima dello sbarco; qualcuno viene trovato a terra, quando le forze lo abbandonano, dopo aver resistito aggrappato o rannicchiato per l’intera traversata, che dalla Grecia significa quasi un giorno di navigazione. Le condizioni sono quasi sempre le stesse: disidratazione, sfinimento, ore o giorni immobili in spazi dove un uomo non dovrebbe stare. È un modo di viaggiare che può uccidere, e al porto dorico negli anni è accaduto: c’è chi ha perso la vita finendo sotto le ruote dei mezzi a cui si era aggrappato.









