SANTO STEFANO - Un viaggio nel cuore della montagna, tra gallerie, immagini, esplorazioni e le voci di chi quella miniera l'ha conosciuta e vissuta. È "Salafossa, l'ultima miniera del Cadore", il documentario dedicato alla grande miniera di piombo e zinco del Cadore, che sarà proiettato sabato 5 settembre, alle 16, al cinema Piave di Santo Stefano.

L'appuntamento riporterà al centro dell'attenzione uno dei luoghi più significativi della storia industriale del territorio, offrendo al pubblico la possibilità di conoscere, attraverso le immagini, ciò che rimane di un grande complesso minerario, dismesso dal 1986. La miniera di Salafossa, situata a Presenaio, fu attiva nella sua fase moderna fino a quarant'anni fa. Per decenni rappresentò una realtà economica fondamentale, arrivando a dare lavoro a circa 250 persone. Oggi le strutture rimaste costituiscono un'importante testimonianza di archeologia industriale sotterranea.

Il docufilm nasce da un lungo lavoro di esplorazione e documentazione condotto nell'arco di tre anni dal Gruppo Speleologico San Marco, in collaborazione con la Regola di San Pietro e l'Associazione Treviso Sotterranea, ed è frutto della mostra tenutasi lo scorso anno. Il progetto ha permesso di entrare nuovamente in un ambiente normalmente inaccessibile e di documentare ciò che resta della grande struttura sotterranea. Sono dodici i livelli della miniera e circa quindici i chilometri di gallerie che compongono questo articolato sistema. Le immagini realizzate durante le esplorazioni costituiscono il cuore del film, che non si limita però a mostrare cunicoli, ambienti e strutture: alle immagini del sottosuolo si affiancano interviste e testimonianze, restituendo alla miniera anche la dimensione umana di un luogo che per molti anni ha segnato la vita di intere famiglie. È proprio questo intreccio tra esplorazione e memoria a rendere particolare il documento: da una parte ci sono gli ambienti della miniera, conservati nel buio delle gallerie; dall'altra i ricordi delle persone, capaci di raccontare il lavoro, la quotidianità e il rapporto che il territorio aveva con Salafossa.