«La Campania è uno dei territori nei quali la trasformazione digitale può essere misurata non soltanto dalle risorse impegnate, ma dalla capacità di farle diventare servizi. Il 19 maggio 2026, al Maschio Angioino di Napoli, sono intervenuto al PAL Summit, dedicato proprio al rapporto tra infrastrutture digitali, territori e Pubblica amministrazione locale. La giornata si era aperta con il presidente della Regione Campania Roberto Fico e con il sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI Gaetano Manfredi. È il metodo che considero necessario anche nel dopo Pnrr: Governo, Regioni e Comuni devono lavorare insieme, al di là delle appartenenze politiche, perché la trasformazione digitale si misura sulla vita quotidiana delle persone». Così Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla trasformazione digitale.

A che punto è il processo di ammodernamento e digitalizzazione della Pubblica amministrazione in Campania, uno dei punti qualificanti degli obiettivi Pnrr?«Oggi PA Digitale 2026 censisce in Campania 6.078 progetti. Di questi, 1.207 riguardano la migrazione al cloud, 873 l’interoperabilità attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati e 1.300 il miglioramento dell’esperienza del cittadino nei servizi pubblici. A questi si aggiungono 542 progetti per l’app IO, 539 per pagoPA, 531 per l’Archivio nazionale informatizzato dello stato civile, 545 per Spid e Cie e 515 per Send, la piattaforma delle notifiche digitali. È una mole di interventi che coinvolge amministrazioni grandi e piccole e che deve tradursi in meno passaggi, meno carta e servizi più accessibili. Un risultato particolarmente concreto riguarda poi le competenze».In che senso?«L’accordo per “Digitale Facile Campania” era stato sottoscritto con il Dipartimento il 2 gennaio 2023 e prevedeva 347 punti, 274 mila cittadini formati e 411 mila servizi. Al 21 settembre 2025 risultavano superati i target sui punti, sui cittadini e sui servizi: i punti censiti erano 395, i cittadini facilitati 292.726 e i servizi erogati 451.899. La rete è davvero territoriale: 131 punti nella provincia di Napoli, 128 in quella di Salerno, 50 ad Avellino, 49 a Caserta e 32 a Benevento, oltre a cinque punti mobili. Ben 112 presìdi sono collocati in distretti sanitari, aziende ospedaliere o sedi delle ASL, 84 nei Comuni, 41 nelle scuole e 18 tra Università e ITS Academy; altri 97 punti sono stati attivati negli uffici postali. Sono state inoltre distribuite 50 mila smart card NFC (tecnologia Near Field Communication, cioè comunicazione a corto raggio: permette di trasferire dati in modalità wireless a uno smartphone o a un lettore semplicemente avvicinandola a pochi centimetri di distanza, senza bisogno di inserire contatti o usare cavi, ndr) per rendere più semplice l’accesso ai servizi anche a chi ha minore familiarità con gli strumenti digitali. Quasi metà dei servizi erogati riguarda comunicazione e collaborazione, il 37,4% l’alfabetizzazione su informazioni e dati e poco meno del 10% la sicurezza».Quali altre applicazioni pratiche sono state sperimentate?«La Campania è stata anche uno dei territori della sperimentazione nazionale MaaS, la mobilità come servizio: Napoli figurava tra le prime tre città pilota insieme a Milano e Roma, mentre la Regione è entrata nella successiva sperimentazione territoriale. Abbiamo portato a compimento un programma che, a livello nazionale, ha coinvolto sei Comuni, sei Regioni e una Provincia autonoma e ha registrato quasi 950 mila viaggi al 31 maggio 2026».Qual è l’eredita post Pnrr sulla dotazione delle infrastrutture digitali?«Considero importante anche ciò che questa infrastruttura rende possibile oltre il Pnrr. Il 6 dicembre 2025, in un’intervista al quotidiano Il Mattino, avevo indicato la Campania come uno dei possibili crocevia dell’innovazione del Mezzogiorno, ricordando il supercalcolatore “Megaride” inaugurato a Napoli, nato soprattutto per la cybersicurezza con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e disponibile anche per ricerca e industria. La trasformazione digitale ha senso se lascia sul territorio capacità, competenze e infrastrutture: non soltanto progetti conclusi, ma una base dalla quale continuare a crescere».