a racchettateIl tennista australiano è famoso per aver detto cose particolarmente odiose, travagliesche, da manettaro con la racchetta, contro il numero uno al mondo dopo l'affaire Clostebol. Lo show dei moralizzatori moralizzati è meglio di una finale a Wimbledondi19 AGO 26Ultimo aggiornamento: 17:35Nick Kyrgios (foto Epa via Ansa)Uno che è al posto 919 del ranking Atp non andremmo a vederlo nemmeno se si esibisse agli assoluti del tennis club di Vergo Zoccorino, Monza e Brianza. Anzi non compreremmo manco un tubetto di Clostebol, se facesse lui la pubblicità. Per essere un maverick o anche solo un bullo nel mondo ad alta esposizione del tennis ci vuole un fisico bestiale, una bella ghirba fuori taglia, insomma devi essere Nole Djokovic o almeno qualche gradino più giù. Ma se sei Nick Kyrgios, sei scarso con la racchetta, non hai il physique du rôle e per giunta hai la lingua lunga che non ne azzecca una, il minimo che ti possa capitare quando fai un brutto ruzzolone è che agli amanti del tennis venga facile dire: ben ti sta.Nick Kyrgios, tennista australiano più votato alla lingua lunga che al lungolinea, è stato beccato dall’antidoping positivo alla cocaina. Durante il torneo di Maiorca del giugno scorso un suo campione fornito a un laboratorio della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, conteneva tracce di benzoilecgonina, un metabolita della cocaina. E’ stato sospeso, in via provvisoria.Se fosse uno sportivo qualsiasi, o persino un furbetto che ci ha provato, non staremmo qui a parlarne. I mascalzoni, persino di postura lavitoliana, in fondo ci stanno simpatici. In questo mondo di ladri, in questo mondo di eroi. Kyorgios, che ormai ha passato la trentina, in carriera aveva già collezionato un bel record di squalifiche: una volta per aver detto a un avversario “comunque mi dispiace dirti che uno si è scopato la tua ragazza”; una volta per “scarso impegno” durate il gioco; un’altra per “atti osceni”. Roba che gli si potrebbe anche volentieri abbonare, soprattutto adesso che il falsissimo galateo woke non piace più nemmeno alla rediviva Ocasio-Cortez. Ma i moralisti moralizzati sono un’altra cosa, sono la nostra tazza di tè, e si meritano di tutto e di più. Il signor novecento e passa del ranking mondiale è famoso per aver detto cose particolarmente odiose, travagliesche, da manettaro con la racchetta, contro l’adamantino campionisssimo nostro, Jannik Sinner, al tempo del pasticcio brutto del Clostebol. Accusò: “Ridicolo, che sia accidentale o pianificato. Sei risultato positivo due volte a una sostanza proibita (uno steroide) e dovresti stare fuori due anni. Le tue prestazioni sono state migliorate. Crema per massaggi… Sì certo. Fantastico”. Ancora “Il Clostebol viene usato per coprire un ciclo di doping”. Oppure, quando gli chiesero se avrebbe giocato un doppio con Sinner: “Gioco solo gli atleti puliti”. I moralizzatori moralizzati sono uno spettacolo, valgono una finale di Wimbledon. Così adesso ha scritto sui social: “Ho commesso un enorme errore e me ne assumo pienamente la responsabilità. Chiedo scusa ai miei tifosi, alla mia famiglia, ai miei sponsor e a tutte le persone a me vicine. Soprattutto, chiedo scusa ai ragazzi che mi seguono. So quale esempio rappresenta tutto questo e sono profondamente deluso da me stesso. Non cercherò scuse, ma voglio dare un po’ di contesto su quello che ho vissuto. Gli ultimi due anni, segnati dagli infortuni, hanno avuto un enorme peso su di me, sia fisicamente che mentalmente. Il mio corpo non è stato in grado di fare ciò che la mia mente si aspetta da lui e accettare di essere ormai vicino alla fine della mia carriera è stato più difficile di quanto avessi mai immaginato”.Sperando che almeno la dichiarazione sia vera e di suo pugno. E non gliel’abbia scritta Lavitola, come una bomba d’amore. "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"