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Marco Bonarrigo e Gaia Piccardi, da Birmingham
L'azzurro racconta il trionfo europeo a Birmingham dopo due anni di crisi: «Ho dovuto scegliere da solo come cambiare la finale, ho rischiato e ho vinto. Questa medaglia cancella le delusioni: adesso punto ai Mondiali in Cina».
Gimbo Tamberi, oro europeo rinascendo, per l’ennesima volta, dalle proprie ceneri. Come è possibile? Qual è il segreto?«Non ci sono segreti. In realtà io ho fatto molta fatica negli ultimi due anni, perché ho avuto diversi problemi, l'anno scorso in primis per provare a risolvere il guaio al ginocchio in vista di Los Angeles. Però io fermo non ci so stare, voglio sempre gareggiare anche se non sto bene ma non ha funzionato: facevo misure da schifo, prendevo schiaffoni di qui e di là, non ero contento. Quest'anno ho fatto molta fatica, sapevo di poter saltare perché me lo sentivo, lo vedevo da come mi muovevo al campo e da quello che faccio in allenamento. Però in gara all’inizio è stato terribile: saltavo 2,23…».
E poi? Cosa è scattato sulla pedana di Birmingham?«Ho affrontato la qualificazione dopo un allenamento di tecnica fatto ad Ancona e sono usciti dei salti terribili, come a Montecarlo e Firenze. Mi è caduto di nuovo il mondo addosso perché dici cavoli, da questa situazione non esco più… Però venerdì mattina mi sono svegliato e mi sono detto: non me ne frega niente, io voglio saltare come sono capace, devo solo credere nelle mie capacità. Essendo allenatore di me stesso, devo anche fare delle scelte: questa è stata la cosa che mi è pesata di più, dover scegliere che cosa cambiare per questa finale. Avevo proprio paura di non fare la scelta giusta. E invece fortunatamente abbiamo fatto la scelta giusta anche parlandone con Giulio Ciotti, che collabora con me. Prima della gara gli ho detto: Giulio, io oggi devo tirar fuori l'animale che ho dentro, devo tirar fuori quello che so fare meglio, me lo devo. Poi è stato bellissimo».












