VENEZIA - Ottocento euro in contanti, una quarantina di grammi tra eroina e cocaina, tutto lasciato in bella vista sul comodino della sua stanza. Ce n’era abbastanza per contestare lo spaccio di droga, ma il cinquantenne bloccato dai carabinieri ha negato con decisione di essere un pusher: a suo dire quella era la sua scorta personale, anzi per essere esatti era il suo “tesoretto”, un oculato investimento reso possibile da una giocata fortunata. «Ho vinto online, ho guadagnato un bel po’ di soldi e ho deciso di metterli a frutto», ha spiegato l’uomo, origini tunisine e un precedente arresto che risale a gennaio sempre per fatti legati agli stupefacenti. Insomma, forse non aveva potuto mettere le mani su qualche oncia d’oro e, di conseguenza, aveva ripiegato su un altro genere di beni rifugio - più deperibili, forse, ma dal mercato anche più vivace.
Dalla calle alla casa L’arresto risale a giovedì, quando gli uomini dell’Arma hanno riconosciuto un passaggio di mano sospetto tra le calli di San Marco. Invece di intervenire subito, hanno deciso di pedinare l’uomo che avevano identificato come un possibile spacciatore, così da arrivare fino alla sua base operativa. Quando lo straniero si è infilato in un appartamento della zona, i militari hanno deciso di entrare in azione, facendo scattare una perquisizione tra le camere. Il presunto pusher seguito fino a lì, in realtà, non aveva granché, oltre al poco crack che aveva scambiato prima; per lui è scattata una denuncia a piede libero. Il suo coinquilino, invece, è finito in manette: mentre ispezionavano la casa, infatti, i carabinieri si sono imbattuti nella riserva dell’altro tunisino che viveva nell’appartamento, una selezione di cocaina ed eroina, affiancata da una mazzetta di banconote di vario taglio. Entrate per uno spacciatore, le divise sono uscite dal palazzo portandone fuori un altro. Il pubblico ministero Stefano Strino, vista la quantità di droga sequestrata e i soldi che la accompagnavano, ha contestato all’uomo la detenzione ai fini di spaccio, la questione discussa ieri mattina davanti al giudice per direttissima.Comprata altrove Il tunisino ha spiegato di aver preso lo stupefacente da un altro pusher, operativo all’altra estremità del centro storico, ai giardini Papadopoli, tra piazzale Roma e i Tolentini. E tutti quei contanti? «Vinti al poker online», ha assicurato lui, «Ho incassato 600 euro, ecco perché ho potuto fare acquisti». I conti tornano poco, e infatti ieri l’aula non pareva troppo convinta delle giustificazioni del 50enne. Difeso d’ufficio dall’avvocato Jacopo Gobbato (che, per puro caso, si era occupato di lui anche sette mesi fa, all’epoca del precedente arresto per droga), tornerà a fornire la sua versione in tribunale il 27 novembre, quando è stata fissata la prossima udienza; il legale ha infatti richiesto e ottenuto i termini a difesa, così da poter studiare il caso ed elaborare una completa strategia. Nel frattempo, però, il giudice ha disposto la misura cautelare del divieto di dimora entro i confini del Comune di Venezia. L’uomo ha lasciato la cittadella della giustizia a piede libero, quindi, ma con l’obbligo di sgomberare l’appartamento ed andarsene. Il coinquilino che invece ha condotto l’Arma fino al portone del palazzo di San Marco se l’è cavata con molto meno.









