«Sono in ufficio, abbiamo appena fatto dei cambi al palinsesto dell’ultimo minuto, a me piace osare. Ad esempio Mediaset il 26 metterà il film su Amy Winehouse, allora ho detto: noi mettiamo su Rai 1 Il Gattopardo, un capolavoro». Raggiungiamo Adriano De Maio, Direttore Cinema e Serie Tv della Rai via telefono, esordisce volendo ricordare un monumento della tv italiana con cui ha lavorato: Pippo Baudo, di cui domani ricorre il primo anniversario di morte. Cosa ha rappresentato Baudo? «Un modello. Era il bravo presentatore, il riferimento positivo di quello che dovrebbe essere sempre la Rai, cioè eleganza, stile, umanità. Baudo ha fatto tutta la televisione, dai programmi itineranti alle prime serate. La sua era la tv dei grandi ascolti e della qualità». Com’era lavorarci? «A Fantastico 90 ero assistente di Roberto Ferrante, l’autore di Marisa Laurito. Brillante, ma non andava alle prove, mi diceva: “Adrià vai tu, segna tutto».
Segnava? «Certo, ho avuto l’onore di stare ore, giovanissimo, a vedere come Pippo preparava il suo show del sabato sera. Partiva la mattina presto e provava tutto lo show, pezzo per pezzo. Occupava in modo militare lo studio, erano tutti là, a riprova che un grande programma si costruisce minuziosamente insieme». Cosa che oggi non si fa più? «No, ma era una scuola importante. C’era la scaletta vera, un totem di legno con dei pioli dove con pennarello e carta scrivevano i momenti dello show: “Questo lo spostiamo su, questo giù”, in base all’idea di Pippo, che aveva cuore e intuizione». Cosa aveva Baudo che gli altri conduttori non avevano? «Un grande intuito. Aveva ragione a dire “L’ho inventato io”, aveva seguito nella nascita una pletora di artisti, attori, cantanti. Sentiva il pubblico, capiva cosa funzionava, ci si affidava a lui, alla sua proprietà di linguaggio, come un bravo professore Baudo ti faceva amare la tv». Un suo pregio? «Era un leader generoso e altruista». Un difetto? «Era molto severo, aveva le sue rigidità, con lui dovevi stare all’assoluta serietà di come intendeva il lavoro». Secondo Arbore dopo lui, Baudo, Carrà e Corrado è finita la tv artistica, concorda? «Sì, purtroppo. È anche vero che la tv costa e siamo in un momento delicato, vale per tutti i broadcaster, quel tipo di tv non è ripetibile perché ci vorrebbero più soldi, tempo e disponibilità. Allora uno show si provava anche mesi prima, oggi si arriva pochi giorni prima, è una tv molto veloce anche nella preparazione». Una tv meno interessata all’arte e alla cultura? «No, l’interesse resta alto. Ci sono tanti nuovi nomi, giovani appassionati, il passaggio di consegne andrà fatto sempre tenendo a mente modelli di riferimento come Baudo». Chi è un possibile erede oggi? «Sarà di sicuro una donna. Non è per dire, io scelsi Ambra Angiolini per rifare Speciale per voi con la benedizione dello stesso Arbore che la elesse sua erede. Abbiamo tanti volti femminili Rai che potrebbero essere più valorizzati». Qualche nome? «Antonella Clerici è la numero uno, ha fatto il varietà e può fare qualsiasi cosa, ma è ancora “utilizzata” poco. Milly Carlucci è un generale della tv, un personaggio particolare, come la Regina di Cuori. Poi ci sono Elisa Isoardi, Eleonora Daniele, Francesca Fialdini, una generazione di donne bravissime». Arbore ha parlato bene di Stefano De Martino.«È molto dotato, mi ha stupito quando l’ho sentito suonare il pianoforte. È uno che studia e si ispira ai grandi che hanno fatto la storia della nostra tv». Passando all’offerta Rai della prossima stagione di cinema e serie tv, di cosa va particolarmente fiero? «L’anima pop mi ha aiutato nelle scelte, sto cercando di svecchiare il target. Puntiamo sulla serialità greca, visto che Mediaset ha puntato sulla turca, e sono contento di aver iniziato ad acquisire dalle piattaforme. Il primo settembre vedrete su Rai 1 La legge di Lidia Poet, un bel prodotto che andava condiviso con il grande pubblico. Proseguiamo con storie di donne capaci di ispirare, l’anno scorso Miss Fallaci, quest’anno La Grande Chimera con Fotinì Peluso, su un’altra donna che sfida le convenzioni. Poi la serie biografica Call me Levi su Levi Strauss e il film Leggere Lolita a Teheran. Ci sarà il grande cinema d’autore, da Suspiria di Dario Argento a Napoli-New York di Gabriele Salvatores, ma anche Conclave e FolleMente. E poi il cinema dell’impegno civile, spicca Giulio Regeni. Tutto il male del mondo che ho acquisito ancora prima del verdetto sui finanziamenti». Si è parlato di censura.«Non riguarda la Rai, noi lo avevamo già acquisito. Non abbiamo mai ricevuto condizionamenti». Lo metterà in prima serata? «Certo, su Rai 3 il 27 gennaio. Questo testimonia la libertà della Rai, siamo servizio pubblico e consideriamo il film una storia importante che va conosciuta su un giovane italiano che ancora non trova giustizia».








