di Pietro Senaldivenerdì 14 agosto 20265' di letturaI tempi televisivi non sono quelli della giustizia. Sigfrido Ranucci sarà ascoltato a settembre dai pm che indagano sull’attentato che gli avrebbe confezionato il sodale Valter Lavitola. La Rai però non può aspettare che si arrivi a una verità giudiziaria prima di decidere se confermare il suo vicedirettore alla conduzione di Report. È in gioco la credibilità di uno dei più importanti format giornalistici della tv pubblica e l’azienda ha chiarito fin da subito che ogni scelta sarà fatta nell’interesse supremo della tutela del prodotto, che non è stato creato e non appartiene a Ranucci.L’indizio, il sospetto, l’indagine, la speculazione, il convincimento. I metodi degli inquirenti hanno talvolta analogie con quelli dell’inchiesta giornalistica. Sigfrido ha spesso giocato su questo; partiva da un mattoncino, da una piccola parte di realtà, la spacciava come una fotografia intera e ci costruiva su un castello di teorie. Gli ascolti salivano e la verità, magari contraria alle tesi giornalistiche sostenute in prima serata, emergeva sempre dopo, quando non interessava più a nessuno, quasi nemmeno ai suoi obiettivi, nel frattempo tritati mediaticamente.Ranucci, il video che imbarazza toghe e Anm: un minuto di applausi"Ci ha raggiunti Sigfrido Ranucci". Così è iniziata l'assemblea generale dell'Anm all...ILLAZIONI