Di recente si è molto parlato di nuove terapie per il tumore del pancreas che stanno creando molte aspettative. In merito è stata pubblicata sulla rivista scientifica Med, del gruppo Cell Press, un «view point», da parte di Giulia Orsi e Michele Reni, del Dipartimento di Oncologia Medica e del Pancreas Translational and Clinical Research Center dell’Irccs Ospedale San Raffaele, intitolato Daraxonrasib in refractory PDAC: A one-eyed king in the land of the blind?. Nel loro contributo i due specialisti hanno analizzato i risultati dello studio internazionale RASolute 302 dedicato a daraxonrasib, nuovo farmaco sperimentale per il trattamento di seconda linea dell’adenocarcinoma duttale del pancreas metastatico, invitando a distinguere le importanti prospettive aperte dalla ricerca dalle possibilità terapeutiche concretamente disponibili oggi. Che cosa ha dimostrato lo studio RASolute 302 Presentati in occasione del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology – ASCO 2026 e contemporaneamente pubblicati sul New England Journal of Medicine, i risultati dello studio di fase III RASolute 302 hanno suscitato grande attenzione nella comunità scientifica e comprensibili speranze tra i pazienti e i loro familiari. Lo studio ha coinvolto persone con adenocarcinoma duttale del pancreas metastatico, cioè esteso ad altri organi, già trattate con una precedente linea di terapia. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere daraxonrasib, il farmaco orale che agisce sulla proteina RAS, oppure una chemioterapia scelta dagli sperimentatori. L’analisi principale ha riguardato 459 pazienti il cui tumore presentava una specifica alterazione del gene RAS, chiamata G12, una delle più frequenti nell’adenocarcinoma del pancreas. In questa popolazione, la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib, rispetto a 6,6 mesi con la chemioterapia. A 12 mesi era ancora vivo il 53,3% dei pazienti trattati con il nuovo farmaco, contro il 18,7% di quelli sottoposti a chemioterapia. Daraxonrasib ha inoltre prolungato il periodo durante il quale la malattia non è cresciuta: la sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 7,3 mesi con il nuovo farmaco e di 3,5 mesi con la chemioterapia. Inoltre, daraxonrasib ha dimostrato un profilo di tollerabilità lievemente migliore rispetto alla chemioterapia provocando principalmente effetti indesiderati a carico della pelle e delle mucose, come eruzioni cutanee e infiammazioni della bocca. È bene sottolineare -sottolinenano i due esperti- che questi risultati riguardano una popolazione precisa: pazienti con malattia metastatica già sottoposti a una sola precedente terapia e portatori di una mutazione RAS G12. I dati non possono quindi essere estesi automaticamente a tutte le persone con tumore del pancreas. Il significatoRAS è una proteina coinvolta nella crescita e nella sopravvivenza delle cellule. Le alterazioni dei geni della famiglia RAS sono molto frequenti nell’adenocarcinoma duttale del pancreas, ma per decenni questo bersaglio è stato considerato quasi impossibile da colpire farmacologicamente. Secondo Orsi e Reni lo studio RASolute 302 rappresenta quindi un passaggio scientifico di grande rilievo: dimostra che l’inibizione di RAS può diventare una strategia efficace contro il tumore del pancreas e apre la strada allo sviluppo di una nuova classe di trattamenti. Gli autori invitano tuttavia a valutare con cautela la reale entità del beneficio osservato, evidenziando alcuni limiti dello studio. Il confronto con la chemioterapia potrebbe infatti aver favorito daraxonrasib, perché nel gruppo di controllo i trattamenti scelti non erano sempre basati sull’evidenza scientifica disponibile e alcuni pazienti non hanno ricevuto alcuna terapia. Inoltre, parte del vantaggio di sopravvivenza è verosimilmente dovuto ai trattamenti successivi somministrati dopo la progressione della malattia. Il periodo di osservazione è ancora breve e i dati disponibili non permettono di capire con certezza quanto a lungo durerà il beneficio. Non è ancora chiaro neppure se il farmaco sia efficace nei tumori con mutazioni RAS diverse da G12. Restano infine da considerare alcuni effetti collaterali, soprattutto a carico della pelle e della bocca. «Lo studio è indubbiamente positivo e dimostra che RAS può finalmente diventare un bersaglio terapeutico anche nel tumore del pancreas – spiega il professor Reni, autore della View Point e professore associato di Oncologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele – Daraxonrasib è però in grado di ritardare la progressione della malattia, non di impedirla, e non deve essere interpretato come una cura definitiva. Il risultato rappresenta l’inizio di un possibile cambiamento di paradigma, che dovrà essere consolidato attraverso dati più maturi e nuovi studi». «Uno dei prossimi obiettivi della ricerca sarà comprendere i meccanismi attraverso i quali le cellule tumorali sviluppano resistenza al farmaco – continua la dottoressa Orsi - Queste conoscenze potrebbero permettere di associare gli inibitori di RAS alla chemioterapia o ad altre molecole dirette contro i meccanismi di resistenza. Sarà inoltre importante studiare daraxonrasib in fasi più precoci del percorso terapeutico». Terapie e trattamenti per il tumore al pancreas disponibili oggi in Europa Daraxonrasib è ancora un farmaco sperimentale e, al momento, non è autorizzato né normalmente disponibile per il trattamento dei pazienti nell’Unione Europea. Nell’aprile 2026 ha ricevuto dall’Agenzia europea per i medicinali, EMA, la designazione di farmaco orfano per il tumore del pancreas. Tale riconoscimento offre al produttore supporto scientifico e regolatorio durante lo sviluppo, ma non equivale all’autorizzazione del farmaco né alla sua disponibilità per i pazienti. Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA ha inoltre avviato una revisione progressiva dei dati su daraxonrasib. Questa procedura consente di valutare le evidenze man mano che diventano disponibili e può accelerare il percorso regolatorio, ma il farmaco dovrà comunque rispettare gli stessi requisiti di qualità, efficacia e sicurezza previsti per tutti gli altri medicinali prima di poter essere autorizzato nell’Unione europea. Al momento non è possibile prevedere quando si concluderà la valutazione. Oggi in Europa le possibilità terapeutiche attualmente disponibili possono comprendere la chirurgia, quando la malattia è operabile, differenti combinazioni di chemioterapia e, in situazioni selezionate, la radioterapia o trattamenti mirati a specifiche alterazioni molecolari. Nella malattia metastatica, la scelta delle terapie e della loro sequenza deve tenere conto anche della risposta ai trattamenti precedenti, degli effetti collaterali e della qualità di vita del paziente. In ogni caso il trattamento del tumore del pancreas deve essere definito da un’équipe multidisciplinare, sulla base dello stadio e della sede della malattia, delle condizioni generali della persona, dei trattamenti già effettuati e delle caratteristiche biologiche e molecolari del tumore. Per verificare la presenza di studi clinici appropriati o la possibilità di accedere a terapie sperimentali è necessario rivolgersi al proprio oncologo o a un centro specializzato. La partecipazione a uno studio clinico non è automatica, ma richiede la valutazione di precisi criteri clinici e molecolari.
Tumore del pancreas: che cosa aspettarsi dal nuovo farmaco
Un articolo pubblicato su una rivista scentifica del gruppo Cell Press analizza la portata, al momento, dell'innovazione dopo i dati presentanti all'ultimo congresso dell'American Society of Clinical Oncology






