Milano, 14 agosto 2026 – Molte botteghe artigiane hanno chiuso per Ferragosto, ma quello che è solitamente un periodo di ferie rischia di prolungarsi per sempre. Non reggono il peso di una concorrenza sempre più aggressiva, dei costi crescenti e di una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà. Dopo il picco massimo ottenuto nel 2008, con quasi 1,5 milioni di attività, successivamente il numero complessivo è sceso costantemente; nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive in Italia hanno toccato 1,22 milioni di unità. Anche il numero di artigiani è ininterrottamente diminuito. Se nel 2015 avevamo 1,7 milioni di persone, nel 2025 ne contavamo quasi 1,3 milioni, praticamente quasi 434mila in meno (-25,1 per cento). A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA, appartenente all’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. Nelle grandi città, in particolare, le botteghe artigiane sono ormai una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione. E quando scompare una bottega non si perde soltanto un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità. La scomparsa progressiva dell’artigianato sta cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo la qualità della vita delle comunità che li abitano. Lo scenario rimane a tinte fosche anche nei borghi, nelle zone di montagna e nei paesi di provincia. La contrazione del numero di artigiani va di pari passo con lo spopolamento che stanno subendo questi luoghi.