Delle tre ferite sulla schiena, quella all’altezza del torace è stata letale per Cosimo Quagliarella, il 18enne di Andria morto dopo essere stato accoltellato in una pinetina della periferia di Trani nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Una lacerazione dovuta a una lama affilata che ha raggiunto la zona del corpo in cui ci sono cuore e polmone, organo che sarebbe stato perforato. Sono alcuni dei dettagli che emergono dall’autopsia eseguita sul corpo del 18enne nel pomeriggio di oggi, dal professor Biagio Solarino dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Gli esiti degli accertamenti autoptici aiuteranno le indagini dei carabinieri coordinati dalla Procura per i minori di Bari. In carcere, perché sottoposto a fermo, c'è un 17enne accusato di omicidio volontario pluriaggravato. L’udienza di convalida si terrà domani mattina.
«Dobbiamo dirci con coraggiosa autocritica, che colpevoli siamo un pò tutti perché non riusciamo ad educare alla pace e alla non violenza i nostri giovani. Non riusciamo a trovare i modi, le parole giuste per convincere tanti nostri giovani che la violenza è perdente, sempre, su tutti i fronti». È un passaggio del post pubblicato sui social, dal vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi che così interviene sul delitto di Cosimo Quagliarella, il 18enne di Andria morto dopo essere stato accoltellato in una pineta della periferia di Trani nella notte tra il 12 e il 13 agosto scorsi. «La nostra città è stata ancora una volta come scossa da un brivido di amarezza. Certo, noi tutti a chiederci: quando finirà questa storia di violenza incontrollata e lucidamente espressa dai comportamenti di tanti nostri giovani? E ancora: perché si arriva a tanto?», prosegue il vescovo che rivolge anche un pensiero anche al presunto assassino, il 17enne di Trani in stato di fermo perché accusato di omicidio volontario pluriaggravato. «Non c'è solo la vita distrutta del giovane Cosimo, ma c'è anche la vita distrutta del suo giovane assassino e la vita distrutta dei loro amici che per un attimo di follia hanno perso due amici della loro comitiva», annota Mansi. «La città deve sapere che noi, come Chiesa, siamo pronti e disponibili a far sentire a tutti il nostro desiderio di essere a servizio di una città ancora una volta ferita, ma desiderosa, più che mai, di dare un futuro di vita bella e buona ai nostri giovani», conclude il vescovo.












