Per la morte di Antonio Perrotta, il trentaquattrenne deceduto dopo un pestaggio all’esterno di una discoteca di Sangineto, è stato disposto il carcere solo per uno dei due fratelli fermati, l’altro è stato rimesso in libertà. Lo ha deciso il gip del tribunale di Paola, in provincia di Cosenza.
Perché uno dei due fratelli torna in libertà
L'autopsia su Antonio Perrotta
L'interrogatorio ai due fratelli
Perché uno dei due fratelli torna in libertàMentre il ventiduenne Domenico Orsino è ora accusato di omicidio preterintenzionale e resta in carcere, diversa è la posizione del fratello Umberto che è stato invece rimesso in libertà.Secondo il Gip, al momento l’unica versione compatibile con quanto emerso dalle indagini è quella fornita da Umberto che, nel corso dell’interrogatorio, ha ricostruito la discussione avuta con il buttafuori.ANSAIl ragazzo ha affermato che è stato Domenico a sferrare un pugno al volto di Perrotta che è quindi caduto a terra, mentre i due fratelli si allontanavano.Il Gip tuttavia non ha convalidato il decreto di fermo disposto nei confronti dei due fratelli non ravvisando il pericolo di fuga, riformulando l’accusa per il ventiduenne Domenico da omicidio volontario commesso in concorso e aggravato dai motivi futili e abietti a preterintenzionale.Per il ventiquattrenne Umberto, invece, il giudice ha ritenuto di dover rigettare la richiesta del pm che aveva sostenuto la necessità dell’applicazione della misura cautelare in carcere.










