L’impegno in prima linea per la salute pubblica, la dedizione al lavoro nei momenti più bui dell’emergenza sanitaria e il cordoglio di un’intera comunità che piange una delle sue menti migliori. La tragica scomparsa della dottoressa Anna D’Angelillo, 34 anni, ha scosso profondamente sia il territorio laziale che la sua terra d’origine, la Calabria, a cui era indissolubilmente legata.
Dalla Calabria alla trincea della sanità pubblica
Cresciuta a Reggio Calabria, Anna D’Angelillo incarnava i valori più autentici della propria terra: una profonda determinazione, unita a uno spiccato senso del dovere e di solidarietà verso gli altri. Valori che l’avevano spinta a intraprendere la professione medica con una vera e propria vocazione, guidandola ben oltre i confini regionali per completare la propria formazione specialistica e mettere le proprie competenze al servizio della collettività.Il suo percorso professionale l’aveva portata prima nella Capitale e successivamente nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, presidio conquistato grazie al superamento di un concorso pubblico. Un cammino segnato da una forte impronta di impegno civile, emerso in tutta la sua forza nei mesi più drammatici della pandemia da Covid-19, quando da giovane medico in formazione al Policlinico Gemelli si era spesa senza riserve nell’assistenza ai pazienti contagiati. In quella fase critica, la sua voce era diventata anche un punto di riferimento per denunciare con garbo e fermezza le storture burocratiche e le contraddizioni vissute dagli operatori sanitari in trincea.










