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Se si guardano le Alpi Apuane dalla passeggiata che costeggia il porto di Marina di Carrara, nel nord della Toscana, ci sono alcune cose che si notano subito: il bianco, anche d’estate, delle cave di marmo sulle montagne; il campanile della chiesa cittadina; e ormai da più di quattro anni, uno yacht imponente e lussuoso che tutti chiamano “lo yacht di Putin”.
Il suo nome ufficiale è Scheherazade e fu sequestrato il 6 maggio 2022 dalla Guardia di Finanza a seguito dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, come parte delle sanzioni europee alla Russia. Furono sequestrati anche molti altri beni che appartengono a oligarchi russi, come lo yacht a vela Sy A, che è ormeggiato nel porto di Trieste.
Il ministero dell’Economia italiano decise il congelamento dello Scheherazade perché trovò «significativi collegamenti economici e di affari» tra il proprietario della barca, l’oligarca Eduard Khudaynatov, e i più importanti membri del governo russo. Varie inchieste giornalistiche e della Fondazione anti-corruzione fondata dal dissidente russo Alexei Navalny hanno sostenuto che Khudaynatov sia solo un prestanome del presidente russo Vladimir Putin.
Lo Scheherazade si fa notare: è lungo 140 metri, ha 6 piani e 22 grandi cabine di lusso con bagni in marmo, una strumentazione all’avanguardia, due piattaforme per l’atterraggio di elicotteri, un piccolo cinema, una sala da ballo, una palestra con sauna, bagno turco e una sala di crioterapia.







