Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, a ottobre era sceso in piazza a manifestare solidarietà a Sigfrido Ranucci, convinto, come il resto dei presenti, che l’ordigno sotto casa del giornalista fosse un attentato alla libertà di stampa. Adesso che l’inchiesta della procura di Roma ha svelato l’origine di quella bomba “dimostrativa”, i legami torbidi tra Ranucci e Valter Lavitola e il sondaggio commissionato dal faccendiere, il deputato meloniano non esclude che «quella fosse la prima manifestazione politica» propedeutica a una futura discesa in campo di Sigfrido contro Giorgia Meloni. Donzelli, lei ha contato ben 70 puntate di Report su Giorgia Meloni e la sua famiglia, una vera ossessione del conduttore di Rai3 contro la premier.Ranucci era già in campagna elettorale?
«Qui non c’è solo il tema del canale televisivo pubblico per un interesse privato, e non c’è solo il tema del doppio registro: complottista e censore su ipotesi strampalate nei confronti di Meloni e del centrodestra mentre lui vedeva tutti i giorni Lavitola che era già un noto pregiudicato; ma c’è anche il discorso di tutti i vari commentatori, giornalisti di sinistra che hanno sempre dato la colpa a noi e che ora si dovrebbero scusare. Come si dovrebbe scusare Elly Schlein che è andata al congresso dei socialisti europei a dire che “la democrazia in Italia è in pericolo perché c’è la destra al governo”. Ma aggiungo anche, con tutto il dovuto rispetto, che forse una parolina di scuse andrebbe detta anche dall’Anm che si è alzata in standing ovation per Ranucci. Si scusino almeno nei confronti di tutti quei magistrati che ogni giorno combattono la criminalità».Anche lei, come il leader della Lega Matteo Salvini, ritiene che Report dovrebbe prendersi una pausa?






