Al 14 agosto, nel pieno della stagione estiva, quando in altri anni l’Italia stava già facendo i conti con strutture di accoglienza sovraccariche e sbarchi continui, il conteggio del Viminale relativo agli sbarchi segna 17.353. Per dare la misura di cosa significhi, un anno fa erano oltre 38.801 gli sbarchi e il 15 agosto 2023, nel primo anno in cui il governo stava gestendo il fenomeno dopo l’inattività degli esecutivi che lo hanno preceduto, al 15 agosto gli sbarchi erano quasi 101mila. È evidente la riduzione che il governo è riuscito ad attuare in tre anni di lavoro, riprendendo il controllo dei confini con l’obiettivo di ridurre ulteriormente il numero di sbarchi in Italia, allo scopo di farli tendere allo zero. Uno scenario diametralmente rispetto a quello che la Spagna cerca di raccontare per alleggerirsi le responsabilità di quanto accaduto a Ceuta: ma in Europa non è l’Italia, adesso, il Paese con i confini più deboli, nonostante la posizione geografica favorisca gli ingressi irregolari.La maggior parte dei migranti (4718) che sono sbarcati in Italia nel 2026, così come nel 2025, sono di dichiarata nazionalità del Bangladesh, nazione che però è presente nell’elenco dei Paesi sicuri dell’Unione europea. Il che significa che, a meno di condizioni personali particolari, queste persone devono essere rimpatriate nel proprio Paese secondo le indicazioni dell’Unione europea. Le altre quote maggioritarie sono formate da soggetti provenienti dalla Somalia (2.019), Alberia (1.777), Sudan (1.453), Pakistan (1.313) ed Egitto (1.117).Questi numeri devono essere letti anche in funzione dei rimpatri, perché a fronte di poco più di 17mila ingressi, dall’inizio dell’anno sono stati espulsi 5.321 soggetti che non hanno diritto di permanenza sul territorio italiano ed europeo. La percentuale di rimpatriati rispetto agli sbarcati è salita oltre il 30%, guadagnando oltre 20% percentuali rispetto allo scorso anno. Sono numeri che si specchiano in quelli di Frontex, secondo la quale gli attraversamenti irregolari della frontiera verso l’Ue sono calati del 37% nei primi 7 mesi del 2026, rispetto al corrispondente periodo del 2025: la rotta del Mediterraneo non è nemmeno più quella più battuta dai migranti, che si stanno spostando sul Mediterraneo Orientale, comunque in calo, anche se in misura minore rispetto a quello Centrale (-55%). L’unica rotta che sta registrando un incremento nel Mediterraneo è quella del Mediterraneo Occidentale, che dal Marocco porta alla Spagna, con un incremento del 37%. Numeri che, forse, in Spagna insieme a quelli dei morti fingono di non vedere.
Migranti, dall’inizio dell’anno sbarcati in 17.353: -55% rispetto all’anno prima. Crescono del 37% gli sbarchi in Spagna
La rotta del Mediterraneo Centrale non è più la più trafficata, superata dal Mediterraneo Orientale. La rotta Occidentale verso la penisola iberica è l’unica che cresce









