Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl made in Italy non si difende con gli slogan ma con la credibilità. Occorre rafforzare la competitività delle filiere agricole e produttive, contrastare con decisione l'italian sounding e sostenere gli investimenti in innovazione, ricerca e sostenibilità. Ogni volta che un consumatore sceglie un prodotto italiano deve avere fiducia che dietro quel marchio esistono qualità, controlli e responsabilità. All'Europa non si chiede protezione, ma regole semplici, stabili e orientate alla competitività, con un taglio agli oneri burocratici che spesso rallentano gli investimenti e l'innovazione»: Giampaolo Farchioni, 47 anni, laurea in Giurisprudenza, è nel board di comando del gruppo Farchioni, sede a Giano dell’Umbria (Perugia), fondato dai suoi avi nel 1780, 160 milioni di euro di fatturato, il 28% dall’export in 47 Paesi. È attivo nei settori di olio, vino, birra, farine e legumi. A Perugia ha aperto il primo locale dedicato alla birra (griffe: Mastri Birrai Umbri) di una probabile catena, un assaggio per arrivare direttamente al consumo. «Questo locale è l’avvio di un progetto che intendiamo sviluppare con gradualità, attenti all’identità del marchio più che alla crescita numerica», dice.
Campi, una scommessa vincente. Farchioni: Col made in Italy alimentare fatturiamo 160 milioni in 47 Paesi - ItaliaOggi.it
Occorre rafforzare la competitività delle filiere agricole e produttive, contrastare con decisione l' italian sounding e sostenere gli investimenti in innovazione, ricerca e sostenibilità






