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Roberto Pezzali

Tutto quello che sappiamo del nuovo processore di Google per i Pixel arriva da indiscrezioni. Eppure Google dovrebbe andarne fiera: sono pochi gli smartphone con un cuore fatto in casa.

Il 12 agosto Google ha presentato la nuova famiglia Pixel 11: il cuore di tutti i modelli è il nuovo Tensor G6, la sesta generazione del processore fatto in casa. Quello che dovrebbe essere per Google un vero motivo di vanto, in fin dei conti solo Apple e Huawei fanno affidamento esclusivo su processori sviluppati internamente per i loro smartphone, sembra quasi essere, per Google, una cosa di cui vergognarsi.

Un anno fa, per il Tensor G5, Google aveva pubblicato sul proprio blog ufficiale un pezzo interamente dedicato al chip, con tanto di titolo che prometteva "5 motivi per cui il Tensor G5 cambia le carte in tavola per Pixel". Ci aveva raccontato che la nuova CPU era mediamente il 34% più veloce di quella precedente, che la TPU era del 60% più potente, che il passaggio al nodo produttivo a 3 nanometri di TSMC aveva portato a maggiore efficienza e quindi a una maggiore autonomia. Ci aveva anche dato dettagli sull'architettura, sul nuovo ISP e sulle scelte di dissipazione fatte per gestire carichi prolungati. Quest'anno, invece, per il Tensor G6 non esiste un post dedicato: il processore è solo un paragrafo inserito all'interno dell'annuncio generale della gamma Pixel 11, incastonato tra le fotocamere, il design del bordo e i colori disponibili.