Di: Alessandro Grandesso, da ParigiPrima è arrivata la rivendicazione online, poi la conferma istituzionale. E a farne le spese sono circa 700mila francesi, i cui dati sensibili sono finiti nelle mani di un hacker che li ha prelevati illegalmente dal portale del fisco. Un attacco condotto a fine giugno, ma certificato solo ieri dal Ministero dell’economia e delle finanze. Nel frattempo, i dati di decine di migliaia di contribuenti sono stati messi in vendita su Internet, evidenziando ancora una volta la fragilità dei sistemi di protezione dei portali francesi, e in particolare degli organismi pubblici.Francia esposta agli attacchi informaticiLa Francia, infatti, è il paese europeo più esposto ad attacchi informatici, secondo un recente studio del portale Surfshark che ha rilevato il furto di più di 43 milioni di utenze nel primo semestre del 2026. Un dato in aumento del 62,3% rispetto al 2025. Nel mondo, solo gli Stati Uniti fanno peggio. L’ultimo attacco, al portale del fisco, ha permesso dunque di rubare i profili completi di 67’8438 contribuenti che contengono oltre a nome, cognome e data di nascita, anche indirizzo postale e elettronico, numero di telefono, e soprattutto il codice di identificazione fiscale, nonché il tasso percentuale di prelievo e la cronologia dei rapporti con il fisco, oltre che eventuali identificativi societari. Insomma, una radiografia completa che espone le vittime a truffe sofisticate di vario genere, potenziali raggiri e al rischio di usurpazione di identità.L’ultimo di una serie di furti informaticiL’hacker, noto come ZeroBytes, ha messo in vendita i dati raccolti che riguardano in particolare 8 contribuenti con reddito da più di 10 milioni di euro, 386 con più di 1 milione di euro, e 26’805 con almeno 100mila euro l’anno. Il Ministero ha annunciato che contatterà i cittadini interessati, per informarli e guidarli nella prevenzione di frodi. Oggi, però, lo stesso hacker ha reso noto di aver sottratto i dati di circa due milioni di francesi iscritti al catasto come proprietari immobiliari. Se il dato resta da verificare, si tratta comunque di un nuovo segnale di allerta per le amministrazioni pubbliche particolarmente esposte alla pirateria informatica. Lo scorso aprile, l’Agenzia nazionale dei titoli protetti, creata per facilitare la gestione in sicurezza dei documenti di identità, ha subito il furto di 11,7 milioni di account. A febbraio, era stato il turno dell’Agenzia nazionale del lavoro, France Travail, con 43 milioni di profili sottratti al suo portale online. L’inchiesta aperta a marzo ha poi portato all’arresto di due giovani di 19 e 21 anni.