In sei anni può succedere di tutto. Nel caso di Phoebe Bridgers, è cambiato moltissimo dall'uscita del suo ultimo LP da solista, il folgorante album della pandemia 'Punisher'.

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Ci sono stati alti (i tour e i numerosi Grammy conquistati con il supergruppo Boygenius), bassi molto duri (la perdita del padre e la rottura con il compagno di lunga data e fidanzato Paul Mescal) e un'occasione di rinascita (ritrovare l'amore con il nuovo partner, Bo Burnham).

Non sorprende che il suo terzo album 'Lost Weekend' affronti questi picchi e questi abissi, compresa la devastazione di un cuore spezzato e l'esplorazione delle emozioni deliranti che solo un amore nascente può scatenare.

Il titolo dell'album è già un segnale forte: un possibile riferimento al romanzo del 1944 di Charles Jackson, adattato per il cinema l'anno successivo da Billy Wilder. L'espressione indica una sbronza di più giorni, un periodo di tempo perduto, e fu usata anche per descrivere i 18 mesi di separazione tra John Lennon e Yoko Ono. Ma invece di offuscare i drammi esistenziali rifugiandosi in atteggiamenti escapisti, Bridgers li affronta e costruisce un confronto lucido, che fa i conti con il dolore, valuta le perdite e mette in conto il lutto per arrivare a una rinascita.