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Fino a un anno fa il riso chiamato Lungo B, una delle tipologie più coltivate in Italia, veniva venduto a circa 520 euro alla tonnellata. Oggi la stessa tonnellata si vende al massimo a 330 euro, quasi il 40 per cento in meno. Il prezzo dell’Arborio e del Carnaroli è sceso rispettivamente del 31 e del 27 per cento, e al Vialone Nano è andata perfino peggio, passato da oltre mille euro alla tonnellata a meno della metà. Molti agricoltori lo hanno definito “l’anno nero del riso”. Le cause sono diverse: alle condizioni meteorologiche sempre più difficili si sono aggiunti stravolgimenti del mercato internazionale che hanno reso il riso italiano meno competitivo, in Italia e all’estero.
In Italia il riso si semina tra marzo e maggio e si raccoglie tra settembre e novembre, quando i chicchi sono maturi e i campi vengono prosciugati per permettere il passaggio delle mietitrebbie. Il mercato non segue l’anno solare, ma un calendario tutto suo che nel settore si chiama campagna commerciale o campagna del riso: va dall’1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo, un po’ come l’anno scolastico e i campionati sportivi.
La campagna 2025/2026 che si chiuderà tra due settimane era iniziata nel peggiore dei modi, con una grandinata che tra il 24 e il 25 settembre dello scorso anno colpì quasi tutte le regioni del nord, in particolare la provincia di Vercelli, una delle più note per la produzione di riso.






