di
Andrea Bocchini
La mamma Katerina Indrova: «Già da piccolissimo saltava e si muoveva continuamente, la danza era perfetta per lui». L'esordio alla Scala e poi le selezioni, sostenuto anche da una colletta. «Un sogno che si avvera»
«Mi piace danzare perché mi fa sentire bene. Anzi, mi fa sentire grande». Nathan ha 10 anni e lo dice con la semplicità di chi ha già imparato che il corpo può diventare un linguaggio. Fino a pochi anni fa frequentava la scuola primaria Casati. Da settembre, invece, entrerà all’Accademia dell’Opéra national de Paris, al termine di un percorso costruito tra allenamenti, scuola e tanti sacrifici.
Per inseguire questo sogno Nathan ha già lasciato casa a 9 anni iniziando un percorso lontano dalla famiglia. Oggi è pronto a trasferirsi a Parigi. Le sue giornate sono scandite da una disciplina fuori dal comune: sveglia alle cinque del mattino, esercizi prima di entrare in classe, poi ancora allenamento al rientro, senza mai trascurare lo studio.Lo racconta la madre, Katerina Indrova, originaria della Repubblica Ceca e residente a Milano: «Lui è un po’ un caso particolare. A 6 anni e mezzo ha fatto il suo primo provino per la Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, nel corso propedeutico. Perché il balletto? Lo vedevo saltare, ballare, muoversi sempre, così abbiamo pensato di provare con la danza classica».Ma all’inizio Nathan non era affatto convinto. «Continuava a ripetermi: “È una cosa da femmine”». Dopo due anni nel corso milanese, però, madre e figlio hanno deciso di intraprendere un percorso diverso, pur riconoscendo il valore dell’accademia. «È stata una scelta nostra – racconta Katerina –. La formazione era ottima, ma abbiamo ritenuto che per Nathan fosse arrivato il momento di seguire un’altra strada. Ci siamo affidati a un’insegnante privata che veniva a casa una volta alla settimana».








