Il tessuto socio-economico contemporaneo si sviluppa su una trama interamente digitale. L’accesso all’informazione, ai servizi finanziari, alle piattaforme di e-learning, alle cure mediche e ai canali della Pubblica Amministrazione non rappresenta più un’alternativa ai canali fisici, bensì la modalità primaria e spesso esclusiva di interazione tra il cittadino e la società. In questo contesto, l’accessibilità del web e delle applicazioni mobili cessa di essere una semplice opzione tecnica relegata alle buone pratiche di sviluppo. Al contrario, si configura come un pilastro essenziale dei diritti civili universali e un elemento cardine della conformità normativa internazionale. 1Le tematiche legate all’accessibilità digitale sono state storicamente trattate come requisiti secondari, elementi da implementare solo in presenza di vincoli contrattuali specifici o per rispondere alle esigenze di una ristretta cerchia di utenti affetti da disabilità sensoriali o motorie gravi2. Questa visione miope ha generato un ecosistema digitale frammentato, caratterizzato da barriere architettoniche virtuali invisibili ma insormontabili.Molte interfacce moderne, seppur visivamente accattivanti, risultano del tutto inutilizzabili per chi si affida a tecnologie assistive come screen reader, sistemi di puntamento oculare o tastiere adattive. Quando un portale pubblico o un servizio privato esclude una fetta di popolazione, non sta solo offrendo una cattiva esperienza utente; sta attuando una discriminazione digitale sistematica, poiché lo spazio digitale deve essere strutturalmente antropocentrico ed ecocompatibile, pena l’esclusione sociale dell’individuo.3Indice degli argomenti