Il governo britannico difende l’operazione condotta a giugno contro la petroliera della “flotta ombra” russa e respinge le accuse di Mosca: l’abbordaggio, sostiene Londra, è avvenuto nel rispetto del diritto internazionale. Putin parla invece di “pirateria” e avverte che la Russia potrebbe rispondere sequestrando navi dei Paesi considerati ostili. Dietro lo scontro c’è una partita più ampia: trasformare le sanzioni sul petrolio russo da strumento finanziario a misura applicata anche in mare
Flotta ombra russa, la Smyrtos è ancora ferma al largo di Weymouth, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Due mesi dopo l’operazione con cui i Royal Marines britannici hanno preso il controllo della petroliera, il caso è diventato qualcosa di più di un procedimento per violazione delle sanzioni. È ormai uno dei punti di attrito nella crescente contesa tra Russia e Paesi europei sulla libertà di navigazione e, soprattutto, sui limiti entro i quali le restrizioni contro il commercio petrolifero russo possono essere fatte rispettare in mare.
Il governo britannico ha ribadito nelle ultime ore, come riferisce la Bbc, che l’intervento contro la nave è stato condotto “in piena conformità con il diritto internazionale”. La precisazione è arrivata dopo che Vladimir Putin, durante una visita alla Flotta russa del Pacifico, ha accusato i Paesi occidentali di voler sequestrare imbarcazioni russe e ne ha definito le iniziative “pirateria e rapina”. Mosca, ha avvertito il presidente russo, potrebbe rispondere allo stesso modo e non necessariamente nelle acque in cui avvengono le interdizioni occidentali. Reuters riferisce che il comandante della Flotta del Pacifico Viktor Liina ha inoltre assicurato che le forze russe dispongono delle capacità necessarie per ispezionare e fermare imbarcazioni appartenenti a Paesi definiti “ostili”.






