di

Marco Imarisio

La prima visita dello «zar» nell’arcipelago annesso nel 1945, che il Giappone reclama ancora

Al richiamo dei tonni giganti non si può resistere. Il governatore della regione di Sakhalin, Valery Limarenko, che accompagnava Vladimir Putin durante il suo tour in vista del voto alle elezioni parlamentari di settembre, gli aveva parlato dell’imminente arrivo di questi pesci eccezionali al largo delle coste di Sakhalin e delle Curili. Così, già che si trovava in zona, il presidente russo ha visitato l’isola di Iturup, rivendicata dal Giappone, situata all’estremità della catena delle Grandi Curili, non lontano dall’isola giapponese di Hokkaido. E pazienza se la tappa improvvisata — ma nulla di quello che fa il Cremlino avviene mai per caso — ha scatenato una mezza crisi diplomatica.

Perché il Giappone considera le isole meridionali dell’arcipelago (Iturup, Kunashir, Shikotan e le isole Habomai), come parte del proprio territorio e le include nella prefettura di Hokkaido in base al trattato russo-giapponese sul commercio e sui confini del 1855. Mosca sostiene invece che le isole siano entrate a far parte dell’Unione Sovietica al termine della Seconda guerra mondiale e che la sovranità della Russia su di esse sia indiscutibile. L’Urss ha annesso l’intero territorio di Sakhalin e delle Isole Curili dopo la capitolazione del Giappone nel 1945. Mosca e Tokyo non sono mai riuscite a concludere un trattato di pace a causa delle divergenze sull’appartenenza delle isole Curili meridionali. La popolazione giapponese delle isole, dopo che l’Urss le aveva annesse, fu deportata. Attualmente ci abitano circa 20 mila persone, una base militare russa e pochi insediamenti di frontiera. È la prima visita di Putin alle Isole Curili. Nel 2010, a Iturup ci era andato Dmitrij Medvedev, che all’epoca ricopriva la carica di presidente della Russia. Ci era tornato nel 2012, nel 2015 e nel 2019 in qualità di primo ministro.