Restano il caldo e l’afa, quest’anno più che mai, ma ora Ferragosto è “alta stagione”
C’era un volta Milano deserta a Ferragosto. Vuota, irreale, praticamente «nuda» come se avesse deciso di prendersi una pausa. Una città silenziosa, «serrata», apparentemente senza vita ma a modo suo affascinante dove, tra i pochi rimasti, scattava qualcosa di simile a un sentimento di solidarietà tra sopravvissuti. Anche peggio. Nei racconti noir di «Milano calibro 9» di Scerbanenco la città deserta e torrida era il posto dove tutto poteva accadere, luogo di delitti solitari, di angosce nascoste figlie di un senso di solitudine che amplificava il male. Quella Milano (fortunatamente o purtroppo) non c’è più. Restano il caldo e l’afa, quest’anno più che mai, ma ora Ferragosto è «alta stagione». E basta dare un’occhiata ai numeri che hanno fatto registrare un record di un 9 per cento in più di prenotazioni in Lombardia, Milano compresa. Ma non solo è un calcolo matematico, girando per la città si capisce subito quanto siano cambiati i tempi, quanti turisti ci siano, quanti milanesi anche perchè, per scelta o necessità, ora sono tanti quelli che non partono. Rispetto agli Anni Settanta è un altro mondo. Musei, mostre, musica, spettacoli, mercatini: molto resta aperto e molto si può fare, c’è solo che l’imbarazzo della scelta. Ma c’è sempre qualcosa e qualcuno che «resiste» al cambiamento. L’anno scorso anche in centro, e non solo nelle periferie che anche a Ferragosto fanno storia a sè,
















