Ieri sera, in Piazza Grande a Locarno, Asia Argento ha ricevuto il Pardo d’oro alla carriera. "Si chiama Life Achievement Award, dentro c’è la parola vita, e questo è impressionante, va al di là della carriera – dice Asia – Così, ho iniziato a riflettere sulla mia vita", ha confessato ieri, raccontandosi su Radiotre a “Hollywood Party”. "E penso che tutto quello che ho vissuto, tutte le tenebre che ho attraversato, valevano la pena. Per essere qui, in questo momento – dice ancora – Per tanto tempo nella mia vita mi sono sentita zero, sottozero. Ma forse questo sentirmi zero mi ha portata a essere coraggiosa, a cercare strade difficili".
Ed è una scelta coraggiosa anche quella dell’ultimo film del quale Asia è protagonista, presentato ieri al festival: La muerte no tiene dueño, la morte non ha padroni. Una scelta di coraggio, già a partire dalle condizioni in cui è stato girato: in Venezuela, in una vecchia villa coloniale. In un mondo in cui tutto sembra malato, in disfacimento, putrido, perduto. "Nel corso delle riprese ho preso due volte l’ameba: si vede che sono verdognola. È stato un film molto sofferto, come piace a me", dice. Nel film, Asia è una donna che torna a rivendicare la proprietà di una casa, una grande villa in stato di abbandono, diroccata, fatiscente. Ma chi ci abita è deciso a non andarsene. Nella villa tutto sembra sinistro, buio, opprimente: ogni inquadratura sembra strappata al buio, al calore asfissiante, all’abbandono.








