I sindacati medici Snami e Smi voltano le spalle all’accordo firmato da Ausl e Fimmg sull’appropriatezza delle prescrizioni dei farmaci. In una lunga e articolata lettera inviata ai vertici dell’azienda, le due organizzazioni di categoria dichiarano "esplicito dissenso" e "inapplicabilità" dell’intesa agli iscritti Snami e Smi, chiedendo anche l’apertura di "un tavolo di revisione".

I sindacati chiedono che l’accordo non produca "effetti economici o valutativi sino alla conclusione del confronto e alla piena disponibilità degli strumenti aziendali previsti". Snami e Smi ammettono che nel testo "sono stati compiuti passi avanti", ma i dubbi riguardano prima di tutto il fondo aziendale da 600.000 euro previsto nell’accordo, collegato agli obiettivi in termini di adeguata prescrizione e destinato per lo più a rivalutazione terapeutica, teleconsulto e strumentazioni. Risorse che non sono destinate invece a incentivi economici individuali ai medici.

L’altro dubbio riguarda il fatto che l’accordo sia stato sottoscritto a esercizio 2026, poi c’è il nodo della "formale istituzione e attivazione delle Aft dall’1 ottobre". I due sindacati chiedono pertanto che "l’azienda si astenga dall’applicare nei loro confronti obblighi, target, conseguenze economiche, procedure di adesione o sistemi di valutazione derivanti dal testo, fino alla verifica dei presupposti di validità e alla conclusione di un tavolo di revisione aperto".