di Carlo Nicolatogiovedì 13 agosto 20263' di letturaC’è una Spagna che Pedro Sanchez racconta in Europa, quella dei diritti, dell’accoglienza e della giustizia sociale. E poi c’è quella che misurano i numeri, quando non vengono truccati. Prendiamo questi ad esempio: dal 2018, da quando Sanchez si è insediato alla Moncloa, al 2025, Caminando Fronteras ha documentato 31.258 persone morte alle frontiere di Spagna e Africa. Trentunomila duecentocin quantotto persone morte mentre cercavano di raggiungere l’Eldorado di Pedrito. Una «necrofrontiera», come la definisce la portavoce della Ong, Helena Maleno. All’interno di questo massacro c’è un’escalation. Nel 2023 i decessi sono stati 6.618, già il record di allora, triplicato rispetto ai 2.390 del 2022. Nel 2024 si è sfondato ogni argi ne: 10.457 morti o dispersi tentando di arrivare in Spagna via mare, il peggior bilancio da quando l’ong conta, nel 2007. Quasi 30 al giorno. Di loro, 1.538 erano bambini e 421 donne. Nel 2025 il governo ha venduto come successo un calo del 70%, ma il numero resta raccapricciante: 3.090 persone morte tra gennaio e metà dicembre 2025, di cui 437 bambini e 192 donne. E quest’anno, l’anno cioè in cui il premier ha annunciato la famosa sanatoria dei clandestini? Nei soli primi 7 mesi del 2026, altri 1.458 morti, Ceuta compresa, 142 donne e 129 minori, 26 nazionalità diverse. Ovvero il 12% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.DOPPIA VERGOGNA