Meta ha annunciato la chiusura di 750.000 account, sospettati di appartenere a ragazzi australiani sotto l’asticella dei sedici anni: 462.000 account Instagram e 294.000 account Facebook. L’annuncio è arrivato dopo il raddoppio delle multe contro big tech, da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani, voluto da Canberra sul finire di giugno. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells aveva accusato le piattaforme di “non assolvere agli obblighi della legge”. Secondo gli ultimi dati del governo australiano, i profili rimossi, disattivati o con limitazioni imposte sono oltre 5 milioni. Per i fautori del divieto è il segno della giusta direzione. I detrattori invece indicano un altro numero: l’85 per cento dei minori riesce ad aggirare l’ostacolo.
Il 10 dicembre 2025 è entrato in vigore in Australia il divieto d’accesso ai social network per i minori di 16 anni. Il primo caso al mondo. L’obbligo è stato imposto a Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, X, Kick, Reddit, Snapchat, Threads, Twitch. Le piattaforme non hanno accolto il provvedimento di buon grado, contestandolo apertamente. Ma Canberra ha mostrato il pugno duro, minacciando multe milionarie e azioni legali per le aziende inadempienti. Ora il colosso di Mark Zuckerberg dichiara di voler rispettare la legge, promettendo ulteriori azioni in caso di possibili interventi normativi.














