Nell’estate che fa i conti con il grande caldo e mentre le temperature si aggiornano di record inediti, un nuovo libro mette al centro la crisi climatica e il surriscaldamento del Pianeta. È “Calùra” (Rubbettino), il romanzo vincitore del Premio Demetra 2026, promosso da Comieco, dedicato alla letteratura ambientale e assegnato al Salerno Letteratura Festival. L’ha scritto Saverio Gangemi, nato a Redentora in Brasile e residente in Calabria. Già proposto da Massimo Onofri tra il 79 libri candidati all’ultimo Premio Strega – “la geografia, e la meteorologia, si fanno geroglifici del destino e metafora d’una terra desolata: tra incubo distopico e realismo magico”, ha scritto il critico – il libro è ambientato in un paesino non identificato del Sud. Qui una calura misteriosa e incessante, la “piria”, non dà scampo alla natura e a una comunità di persone dai nomi immaginifici: Lanczo, Duardo, Rachela, il piccolo Doriano. Gente che si muove in cerca di sopravvivenza mentre tutto inaridisce: il sole sbiadisce, l’aria arroventata toglie il respiro, ogni odore di vita svanisce. E l’impressione è di essere nella pancia di una fornace: “il calore non dava pace, non consentiva il sonno. Era una tortura, mai avevano boccheggiato così e il cielo basso aggiungeva preoccupazione”.Climate fiction che dirada la grande cecità in cui ci siamo trascinati, il romanzo immerge, grazie a una lingua incline al lirismo senza perdere limpidezza, in un tempo sospeso dove il senso di claustrofobia fronteggia ogni sforzo di ricordare, innamorarsi, piangere per un lutto, vivere. E in cui il paesaggio che si rattrappisce – le acque della fiumara che non dissetano più, la campagna ammutolita, gli animali che muoiono per primi – parla esattamente di noi, denudando un’apocalisse morale ancor prima che naturale. I pochi che resistono si riparano sotto un grande albero, inquietante nella sua straordinaria resistenza. Impassibile al degrado, soprannaturale nel suo offrire ombra, l’albero da cui sbirciare il cielo e sotto il quale arrovellarsi intorno a quella peste è speranza e paura al tempo stesso. Protezione da un calore che fa sragionare. E pietosa memoria di tutta la nostra fragilità.
Calùra, il romanzo della nostra estate
Un Sud metafisico. E una natura e un'umanità agonizzanti per un'afa soffocante. Il libro di Saverio Gangemi, vincitore del Premio Demetra 2026






