Il Palestine Convoy, una carovana nonviolenta di oltre 500 attivisti internazionali (tra cui tre cittadini modenesi) partita da Sarajevo e diretta in Palestina, si trova attualmente bloccata al confine tra Turchia e Iraq; gli attivisti affermano di voler rimanere sul posto fino al via libera, nel frattempo dal M5S arriva la richiesta al ministro Tajani di un intervento diplomatico urgente: “Il Governo intervenga subito”.
Da Sarajevo a Srebrenica, attraversando il cuore del Kurdistan turco fino ai confini dell'Iraq. Un filo rosso di memoria, resistenza e solidarietà unisce i popoli che hanno conosciuto l'oppressione e che oggi hanno scelto di non voltarsi dall'altra parte di fronte al genocidio in Palestina. In continuità con lo spirito del movimento globale del Sumud, il principio arabo di resilienza e tenacia incrollabile che muove le grandi mobilitazioni internazionali via mare e via terra, prende forma il Palestine Convoy, un'imponente spedizione civile e nonviolenta partita lo scorso 24 luglio dai Balcani e diretta verso la Palestina. Oltre 500 persone provenienti da più di venti Paesi, 11 pullman e decine di automobili, furgoni e roulotte compongono una vera e propria città viaggiante della società civile globale. Un mosaico umano che vede fianco a fianco cittadini europei, tra cui tre italiani originari di Modena, e attivisti giunti dal Sudafrica, dalla Cecenia, dall'Indonesia, dalla Siria e da tutto il Maghreb. Oggi però, la marcia verso la Palestina si trova di fronte a un muro burocratico e geopolitico: l'intero convoglio è bloccato al valico di frontiera tra Turchia e Iraq, in attesa di un via libera per proseguire lungo la rotta giordana.






